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Full text of "Augusta di Sicilia al parlamento italiano : memoria"

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DOTTOR LUCIANO FBRRAGUTO 



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DELL'INGEGNERE CIVILE 

DOTTOR LUCIANO FEMIAGUTO 






CATANIA 

TIPOGRAFIA DKI FRATELLI PASTORE 



1862 



REMOTE STORAGE 



PRKVEfWlOftlS AI LETTOSI 1 



Ointan tocche non appariva un sentimento pronunziato 
sul porlo eli Siracusa del Signor Salvatore Casliglia 
neir opuscoletto titolato le Stazioni Navali del Regno 
(f Italia, ci eravamo limitati a scrivere una semplice 
memoria sui p reggi particolari del nostro Porto, che 
manoscritta fu inviata al Ministero, ad oggetto di farli 
rimarcare a coloro che non li conoscevano, senza in- 
caricarci di spingere ragioni di preminenza in para- 
gone di quel porlo. 

Sintantocchè il Castiglia si contentava scrivere un 
puro pensiero, che non feriva direttamente i dritti 
di un popolo contiguo, possessore d* altro porto di 
gran lunga migliore e spazioso del suo prediletto, e 
non lo spronava a reclamare la primazia, che la ge- 
nerosa natura gì' impartì, noi non fummo mai spiuti 
da questo popolo a vergare un rigo dedito ad eludere 
le speranze altrui; ma da che costui lo ha voluto col- 
pire vitalmente elevando quel porlo alla primazia di 
tutti i porti d' Europa, mentre vicino ne avea un' al- 
tro su cui dovea con giustizia applicare le sue espres- 
sioni, non ci ò stato possibile negare a tanto popolo 
r esposizione delle ragioni che lo assistono, e dimo- 
strare a coloro che siedono per la Nazione Italiana, 
che il Porto e Piazza d' Augusta se furono per in- 
trighi dimenticati nell' era trascorsa, ora non debbo a 



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aOAftCtfra 3TOM3* 

esserlo per inganni, con grave danno e disonore della 
delta Nazione. 

Contenti di rendere questo doveroso servizio alla 
comune patria Italiana, spinti dagl' impulsi dei nostri 
concittadini, ci siamo applicati a questo lavoro dilli- 
cile e lontano dalla sfera degli studi comuni all' inge- 
gnere civile; lavoro solerte ed elaborato, che ci sa- 
rebbe riuscito impossibile neir ispezione materiale de 
luoghi, per la precisione della mappa idografica, sta- 
tistiche ed altro, se non ci fossimo avvalsi dell' ajulc 
del nostro allievo Signor Sebastiano Blasco architene 
e professore di filosofia e matematica in queste scuoti 
comunali; lavoro che abbiamo fallo volentieri noli' idee 
di chiarire ciò che non si può riconoscere con seni- 
plice passaggiera ispezione, ma con lunghi e penosi 
studi sperimentali, diretti ad escogitare tutto mimi- 
zialmente, e scevri d' ogni spirito parziale, che possi 
intorbidare o malignare il retto giudizio. 

Con siffatti principi abbiamo scrino questa memo 
ria dividendola in tre parti; nella prima esponghiame 
la posizione d P Augusta ed i preggi del suo porto; nelle) 
seconda le ragioni militari che debbono far prescegline 
il porlo e piazza d! Augusta a Dipartimento marittimi 
in Sicilia; e nella terza finalmente /' attuale stato d 
Agricoltura industria e commercio corredandola dell( 
opportune statistiche, e d' una pianta idrografica d| 
dello porto e piazza di Augusta. 

L' assunto avrebbe richiesto dei trattati particolari 
molto voluminosi, ma ci siamo ingegnali riassume! 
tutto fra i limiti di una memoria alla meglio che e 
è slato possibile*. 

Bando ad ogni idea (li municipalismo, ai parzial 
interessi, agi' intrichi, ai pregiudizi; V Orsa popolari 



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ella gran famiglia Italiana ci dirigge all' unita nazio- 
ale e ci trascina celeri a sviare dagli inveterati pre- 
giudizi volgari: ai quali siamo stali assuefatti, benché 
1 lopoli (itila slessa schiatta; chi più o meno deve ce- 
- lere air equa distribuzione delle grandi posizioni se- 
1 ondo r importanza dei luoghi, e se Augusta reclama 
perduti suoi dritti non intende eludere o deviare 
li altrui, ma si bene prevenire a chi siede per ben 
jndere in uno tanti piccoli stali, onde saper profil- 
are dell' opportunità dei luoghi di frontiera. 
Augusta li 6 marzo 1862. 

L. Fkrraguto 



NOTA 

La presente memoria si è data alla luce pei 
ribuzione volontaria dei benemeriti cittadini qui 
otali. 
ceto dei marini commerciali riunito nella 
confraternita di Maria Annunziata . Due. 

Rev.° Ciantro Gan.° Giambattista Corao « 

av. Gabriello Lavaggi .... « 

archese Giuseppe Paterno Gisulfo Sessa . « 
ev. comunità dei Padri di S. Francesco di Paola « 



. r Michelangelo Belluso 
. r Luciano Ferraguto 

Giuseppe Surdi 

iOtar Francesco Blasco 

>. r Gaetano Pinto 
Giuseppe Pignato 

Domenico Costa 

Saetano Migneco 

Vincenzo Saraceno . 

). r Francesco Danieli 

C»v. Antonio Omodei Ga 

salvatore Danieli 

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D. r Sebastiano Bruno 

Domenico Bruno 

Sacerdote Francesco Traina 

Idem Salvatore Traina 

Domenico Traina 

Contino Ottavio Lavaggi . 

Emmanuele Saraceno 

Cav. Giuseppe Omodei Ruiz 

Can.° Francesco Zuppello e fratello 

Rosario Vitali 

Giuseppe Fatigato 

Giuseppe Gulino 

Giovanni Saraceno 

Gaetano Barresi 

D. r Gaetano Arangio 

Pietro Inzolia . 

Carmelo Salamone 

Sebastiano Corso 

Pietro Liggeri 

Pompeo Finto 

Raffaele Bruno 

Sebastiano Scarpato 

Luigi Casalaina frate Paolotto 

Sacerdote Antonino Costa 

Pietro Zuppello 

Can.° Nicolò Cicio . 

Sac. D. r Salvatore Frixa . 

Raffaele Guida . 

Notar Giuseppe Moscatello 

Domenico Toscano Timmoneri 

Giovanni Costanzo . 

Barone D. r Ercole Guzzardi 

Giuseppe Traina 

Commendatore Carmelo Omodei 

D. r Pietro T ringali . 

Notar Vincenzo Nuzzo 

Giuseppe Sangiorgi . 

Giacinto Garilli 

Carmelo Mu sdutto • 

Domenico Corbino . 

Vincenzo Patti . 

Salvatore Prato Scnia 

Sebastiano Ciccai elio 



Due. 






AUGUSTA SI Sicilia. 



AL 



PAHLAHENTO ITALIANO 



D. 0. M. 

CAROLO II. HYSPANIARUM AC SICILIAE 

RHGE IMPERANTE 

DON FRANCISCUS BENEVIDES COMES SANCTI STEVANI 

SICILJAE PROREX. IN TANTI PORTUS LITORE MUNIEND0, 

NON SOLUM SICILIAE SED TOTIUS ITALI AE ET CHRISTIAN! 

NOMINIS INCOLUMINATI CONSULERE EXISTIMAVIT. 

ANNO DNI MDCLXXXI. 

Così nella lapide di marmo sulla porta 
dell' avanzata del fronte di terra della 
Cittadella d* Augusta. 



3s\ depravazione del cessato Governo occupato ad op- 
primere i popoli,, anziché farli prosperare ne suscitava il 
municipalismo, e facea prevalere gì' intrighi. Era un de- 
litto, uno spirito sedizioso il risentimento, e se sf aggivasi 
il castigo, s'inciampava negli artigli della Polizia. 

Questa fucina di nequizie facea abbandonare il pensiero 
al buon cittadiuo di rassegnare i bisogni ed i mezzi di 
risorsa del comun paese; moltoppiù laddove conoscevansi 
avversi i ceffi di Corte. 

Oggi peiò che siamo redenti dall' oppressione, e che la 
giustizia è subbentrata agi' intrighi, possiamo francamente 
esporre a può della Nazione Italiana un libero pensiero 



imparziale, che possa valere a farli per sempre cessare (1) 
ed a disvelarle il miglior Torto d' Europa che ha la Sici- 
lia nella sua frontiera Orientale, acciocché nella scelta del 
Dipartimento Navale in questa parte meridionale del gran 
Regno, non deplori in avvenire T irreparabile svista cui 
viene trascinala. 

PARTE PRBJW.% 

Posfeitmc tl'AtftgiBS&a e inneggi del sai© IPort© 



SS l.° 
Cenno topo-idrografico 

Nella costa orientale della Sicilia ìeì fondo al golfo che 
a Nord ha il capo Santa Croce (2), ed a Sud Sanìa Pana- 
cea sorge Augusta in una Isola rilevata dal mare circa 20 ■ 
lunga da Nord a Sud 2000 m e larga da Est ad Ovest G55 m ; 
è sita al 37° 12' 45" di latitudine Nord, ed ai 13° 12' 30" 
di longitudine Est (3); ha a Nord la penisola Corso che dal 
continente sporge a riunirvisi per due ponti levatoi, a Sud 
la bocca dei gran Porto Megarese, ad Est il Seno Xifoni- 
co, e ad Ovest il detto gran Porto. 

V abitato ne occupa il mezzo di detta Isola, e lascia 
verso la estremità Sud, uno spazio più basso detto Ter- 
ravecchia di ettari 42 1/2 che si coltiva a cercali. 1/ uno 
e P altra vengono separati da una Cinta bastionata nel 
senso della larghezza di eletta Isola; quale cinta ripiega 
agli estremi per Nord, e circuisce Y abitato dai Iati Est, 
ed Ovest, dove molte batterie di costa a tiro di moschetto 
si alternano fra gli estremi bastioni. La estremità Nord 
poi più rilevata della mentovata Isola è occupala dalla 



(1) Si allude alla memoria del Signor Cartiglia litolata 
« Le stazioni navali del Regno </' Italia » impressa a Torino 
nel 1861. 

(2) Olim monte Tauro e Raisalib dai Saraceni. Il munito 
(i un fanale di 1° ordine a lume /isso. 

(3) Così la determinava il l'agitano Smii detta marina 
Inglese nel 18 



Cittadella con le corrispondenti opere avanzate, dove ri- 
concentravasj il nucleo della tirannide Borbonica. 

L'espressata penisola Corso è lunga da NordaSud 1400 m . 
larga da Est ad Ovest 350 m , è rilevata dal mare verso Y i- 
simo un metro, e verso i ponti 4 metri, ed è circuita dai 
lati Est, Sud ed Ovest dal mare del seno Xifonico, e del 
gran Porto che introduce nelle saline ad essa appoggiate 
fin verso l'istmo riferito; il quale è largo 80 m . 

11 seno bifonico ad Est d'Augusta è prodotto dall' ad- 
dentrarsi della costa Sud del capo Santa Croce per Sud- 
Ovest; fa un promontorio rilevato dal mare circa 40 me- 
tri, che si protrae per la lunghezza di 1500 metri fino al 
capo chiamato Izzo, lontano dalla punta Nord— Est di Ter- 
ravecchia d'Augusta 1900 metri. Dal riferito capo comin- 
cia il seno con ripiegare la sponda verso Nord seguita dal- 
lo stesso promontorio titolato Carrubazzo e Granatelli, il 
quale s'interna con la stessa giacitura, mentre la sponda 
compito il lato Est, gira verso Ovest a riunirsi all'altra del- 
la grande Salina Comunale che ne compie il latoNordo di 
esso seno ; e finalmente ne compongono la sponda Ovest, 
la penisola Corso e Y isola di Augusta. Non è molto pro- 
fondo da poter ricevere legni grossi, ma si bene quelli che 
pescano da due a tre metri: è lungo da Nord a Sud me- 
tri 1600 ed è largo da Est ad Ovest, cioè dal capo Izzo ad 
Augusta metri 1500. 

Il succennato promontorio è di sua natura alpestre, ed 
impraticabile: s'interna nel continente verso Nord allonta- 
nandosi gradatamente dalla visuale di Augusta, finché vi 
si nasconde totalmente a 5000 metri circa. Le succede a 
pie del suo versante Ovest un bacino di terreni fertilissi- 
mi, il cui settore o zona continentale ha un raggio di 1400 
metri, ed il suo centro in mezzo la larghezza dell'istmo 
della surriferita penisola Corso. La superficie di esso è dol- 
cemente acclive con lievi anomalie dal centro alla perife- 
ria; al di là della quale cambia pendenza e veduta. 

Il gran Porto che sta ad Ovest della Città è un Ovale 
alquanto modificato dalla irregolarità delle sponde derivate 
dai piani, che succedono a' versanti de'monti Ibblei (1) che 



(1) Nelle cai creste visibili ad occhio nudo, e nelle sue vallate 
ha termine iì bosco di querce che continua sino al territorio di 
Sorlino, detto bosco di Sonino ed a breve disianza vi è l J altro. 



10 

da lungi lo riparano. Ha il diametro massimo lungo 9666 m 
inclinato sul \Jk Nord -Nord-Est, ed il minimo lungo 3400 m . 
La costui bocca che guarda ad Est è larga 5434 m ed ha 
due canali, ciascuno largo non più di 1500 m uno dal cen- 
tro a dritta di chi entra è profondo 28 m e mezzo, e l'al- 
tro dal centro a sinistra è profondo 14 m essi si appoggia- 
no ad un pignone di terra sottomarino chiamato la sec- 
ca Ibblea (1) che si eleva 7 m in mezzo la cennala bocca sur 
di un fondo di 14 m pignone che ha una forma irregolare col 
medio diametro alla base di circa 400 m ed alla cima di cir- 
ca 120 m . cosicché riunita la larghezza media di esso a quel- 
la dei detti due canali l'effettiva bocca si riduce a me- 
tri 3260. Il dippiù della totale larghezza di essa in me- 
tri 2174, sono secche inabbordabili, ciré restano a dritta 
ed a sinistra dei riferiti due Canali — E tutta V isola di Au- 
gusta con la maggior parte delle corrispondenti dirama- 
zioni, e la penisola Corso per la lunghezza unita di 4000 ra 
circa, compongono il magnifico ricovero del citato porto 
che viene doppiamente riparato dal promontorio che cir- 
cuisce il Seno Xifonico dal lato Est (2). 

A dritta del primo dei detti canali vi è il Faro (3) su 
di un forte chiamato Torre Àvolos (4) lontano 743 m dalla 
punta Sud di Terravecchia d'Augusta. Una spaziosa secca 



(1) Questa secca comunemente si chiama Corrizzumi. 

(2) Secondo la memoria titolata le Stazioni Navali del Re- 
<;no d'Italia del signor Salvatore Castiglia, il porto di Siracu- 
sa ha migliai circa di circonferenza; quindi il suo diametro è mi- 
glia due [intende parlare miglia Siciliani di 1487 metri l'uno]. 
Or se la entrata di esso Porto è 3/4 di miglio, eia secca giace a 1/2 
miglio dalla parte sinistra all' entrata, resta il cattale diijk di 
rniglio ; altri 3/4 di miglio e lunga tutta /' isola di Siracusa per 
riparare i legni dalle traversie derivate dall' list, cioè il 1/4 di 
quanto ne offre Augusta; dunque quanti legni da guerra possono 
agiatamente ripararsi ? e con guai facilità possono entrare ed 
uscire nei tempi perigliosi ? volendosi scegliere a dipartimento 
marittimo ! 

($) Questo fanale è di primo ordine lenticolare a lume va- 
riato, mentre nel porto di Siracusa ve n'è uno di secondo or- 
dine a lume fisso color rosso. 

(\) Questo forte fu fatto nel secolo XIV dal Viceré Avolos 
Conte della Pescara. 



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valicabile a nude gambe ne congiunge detto intervallo; la 
auale si dilata attorno il citato Forte, crescendo di pro- 
fondità a misura che più si allontana fino la distanza di 
1000 metri. A sinistra poi del secondo canale vi è la pe- 
nisola Magnese (1). della estenzione di ettari 148 1/4 che 
rileva dal mare circa 16 m ed ha un'altro piccol Faro (2) 
presso Ja sua sponda Nord, e verso il centro dove il sito 
è più dominante una torre di osservazione (3). Questa pe- 
nisola, congiungendosi al continente con un istmo di sab- 
bia poco rilevato dal mare, lungo circa 750 m e largo 50 m al 
di là del quale vi son molte terre paludose, ed una salina, 
circuisce e ripara detto porto dal lato Sud, fino a Sud-Est; 
qual riparo lo raddoppia la catena del promontorio Santa 
Panacea, che discende dai monti lbblei coverti di oliveti 
e di altri alberi fruttiferi. 

Presso il massimo diametro a 400 metri dalla sponda 
Nord di esso porto vi sono piantati su due macigni disu- 
guali due gran forti, chiamati Vittoria il minore, Garzia il 
maggiore (4) ambidue riuniti da una strada; essi si difen- 
dono scambievolmente, ed incrociano i fuochi dentro il 
porto con la Cittadella, con la Cinta Ovest della Piazza, e 
col predetto forte Torre Avolos. 

Nel bacino del sudetto porto sol quarto della sponda 
racchiusa dal settore Nord -Ovest, vi sboccano tre fiumi 
denominati Molinello (5) Marcellino (6) e Cantera (7) na- 
vigabili nel loro tronco congiunto al mare, i primi due, 

(1) Un tempo Tapso, in ove il cessato governo nelV anno 
1838 fece accedere V estinto benemerito Capitan del Genio D. 
Carmine Lanzerotti e fece fare un progetto di Lazaretto da 
espurgo da noi assistito nei studi positivi che vi praticò. 

(V Questo fanale è di 2° ordine a luce fissa color verde 
anche lenticolare. 

(3J Questa torre è capace d* un cannone con V affusto da co- 
sta, però col sotto affusto in perno da compiere la totale circonfe- 
renza di un cerchio. Essa fu costrutta nel tempo degV Inglesi in 
Sicilia come ausiliari a Ferdinando 1° nelle guerre Napoleoniche. 

(4) Questi sono opera del secolo XVI ai tempi del Vtcerè 
Toledo che li fece chiamare coi suo nome e quello dì sua moglie. 

(5) Un tempo Yaddeda. 

(6) Olim Myla 

(7) Olim Alahon. 



12 

per 1400 m ed il terzo per 400 m circa. Son poco spaziosi e pro- 
fondi, prestandosi alle barche che pescano non più di un 
metro. Le loro sponde son basse naturali, ed invariabili, 
perchè lasciano dilatare le piene di acqua torbida che de- 
rivano dai monti Ibblei senza farsi sormontare, meno di 
qualche caso eccezionale. Le loro acque son presate in va- 
ri punti sopra corrente per inaffiar le terre sottoposte, ed 
animare molti molini di grano. Altri rivoletti vi sboccano 
non poco significanti lungo la periferia di esso porto, che 
inaffiano molte terre delle riviere; tra i quali una gran 
fonte naturale di acqua limpida del peso pari alla destil- 
lata, sorge verso il mezzo della spiaggia Ovest nel piccolo 
seno detto Cantera 400 metri a Sud del surriferito fiume; 
dove T arte 1' ha condotto per pochi metri sino allo sbar- 
catoio, in cui le barche o battelli se ne provvedono da 
circa a due metri cubi a minuto. (1). 

Un Molo ed un Lazzaretto in ultimo, poco discosti tra 
loro sporgono in esso porto dalla parte più riparata del- 
l'isola di Augusta diretti a Nord-Ovest, e sconciati alquan- 
to dal furtivo getto delle sagorre perchè privi di banchi- 
na e della dote annua a migliorarli. Essi meritano una 
{articolare discussione che ci devierebbe dallo scopo e dal- 
a brevità; quindi ce ne astenghiamo, riserbandoci trat- 
tarla a miglior tempo. 

§ 2. 
Perfezioni .del porlo nella parie navigabile 
Premesso questo breve cenno topo-idrografico siamo al 
caso di riflettere sulla natura] perfezione del descritto gran 



(1) Si fa qui rimarcare , che a 600 metri circa per Sud- 
Ovest di esso fonte zampilla perenne 2 m sulla superficie della 
terra, nelV Exfeudo S. Gusmano territorio di Augusta, una 
quantità d' acqua lìmpidissima, che si racchiude in una gran 
vasca in fabbrica; dà moto senza interruzione a due belli mo- 
lini, ed irriaa 75 citare di terre. Dessa è quella che Dedala 
fece la colimhctra; della quale vi esistono {ruderi; quella che 
alimentava gli antichi bagni colà vicini alla sponda del porto 
cAtamató Punta Bagnoli; quella die alimenta tuli' ora il papiro, 
tfcoccomOj il gioppo, multi legni di costruzione, canneti ec: 

che spontanei ri vegetano, e che dà una grande industrio di 
risi, canapa e di agrumi, e i acqua è tanto sovrabbondante 
che potrebbero animarsi ben altre macchine idrauliche. 



13 

Porto relativamente ai bisogni della navigazione in genera- 
le, seguendo i principii scientifici su cui riposa (1) per indi 
discendere a dimostrare evidentemente che è munito di tut- 
te le condizioni necessarie a destinarsi. Stazione Navale 
del Regno <T Italia* 

Primieramente rivolgendoci alla costui bocca dimostria- 
mo che presentandosi verticalmente e spaziosa al rombo 
cardinale Est dominante il gran paraggio che le sta di fron- 
te ne siegue che ogni legno può entrarvi e sortire col fa- 
vor de' tre quadranti di vento, meno del quadrante Ovest 
nell' entrare, e dell'altro Est neir uscire: però essendo que- 
sta bocca larga 5434 metri spirando un vento dei detti 
due quadranti opposti il legno ha campo di bordeggiare 
e stringerlo finché giunge a guadagnare il largo, o del ba- 
cino, o del golfo: e siccome il pignone è nel mezzo del- 
l' espressata larghezza, non può nuocerlo nel virare, anzi 
nelle burrasche rompendovi il mare, ne ripara V impeto 
e ne traccia là dove non rompe la via dei due Canali. 

Questo pignone da circa a 6000 metri cubi è necessario 



(1) Claudel Manuale degV ingegneri parte sesta, aggiunta 
del traduttore Luigi Amodei a pag. 1020 imp. a Torino nel 1852 
così si esprime riguardo alle condizioni di un perfetto Porto « / 
«porti a bacino sono spaziidi mare insenati nella costa che han- 
« no una imboccatura ampia e fonda per la sicura^ entrata dei 
« bastimenti ed in cui si mantiene costantemente V acqua a ta- 
« le altezza chele navi possono galleggiarvi » e più sotto siegue. 
« 1. È necessario che la bocca sia talmente disposta che possa- 
ti no senza stento entrare e sortire per essa le navi col favor di 
«3/4 se è possibile, de' 32 rombi di vento. 2. Importa che la 
«bocca non sia dominata da correnti che rendono V accesso 
« difficile e pericoloso. 3. V altezza dell acqua nel bacino e 
« nella sua bocca dev essere tale che i più grossi bastimenti pos- 
« sono entrarvi e fermarvisi senza pericolo anche in tempi di 
«burrasca. 4. 77 fondo dev essere da per tutto di natura tale 
« che le ancore possano facilmente e saldamente appigliatisi . 
« 5. Vuoisi finalmente che la costa internamente ed esternamene 
« te sia disposta in guisa che possa difendere il porto da tutti 
« i ventij e principalmente da quelli che producono le maggiori 
« traversie nel paraggio » Cosi pure il Cavaliere S. Bertolo Sta- 
tica Idraulica voi. 2. lib. 3. cap. XIV. § 788. — Anche Bellido- 
ro Architecture Hydraulique parte u lib. m. Cap. IV. 



14 

rimarcarsi da gallegianti, o dall' innalzamento di un forte 
col relativo faro, per togliere a taluni spratici il timore in- 
sinuato da qualche mordace (1) mentre gli spaziosi due 
vanali son sufficienti ciascuno all' ingresso di nove vascelli 
in riga con 150 metri d' intervallo tra loro. 

Seguitando ad enunciare le perfezioni della riferita bocca, 
se si pon mente al suo addentramene rispetto ai due capi 
Santa Croce e Santa Panacea in cui s' imbatte il filone della 
corrente, che peripdicamente gira attorno la Sicilia, si deve 
matematicamente conchiudere, che gli angoli d' incidenza 
che si succedono nei detti capi divergono in senzo opposto 
air insenamento , per cui non potrà giammai rientrare 
nella retta che li congiungerebbe; la quale è lontana dalla 
detta bocca circa 4000 metri; quindi non devia, né inco- 
moda T approdo dei legni, che tutto dì vediamo entrare 
e sortire francamente. 

Ci resta far rimarcare un caso più importante che si 
riconosce dagli espertissimi marini nei particolari studi 
di un porto. 

Si disse precedentemente che questa spaziosa bocca ha 
due canali profondi appoggiati ad un pignone sottomarino 
nel mezzo della sua apparente larghezza, ed a dritta e 



(i) Diciamo così appunto, perchè taluni lo asseriscono di 
buona fede sult opinione di chi mai lo provò; ed altri pro- 
fittandosi di quei detti trascendono ad alterarli. Per distruggere 
la nostra dimostrazione non valgono i detti, ma bisognano cir- 
costanziati testimoniali di naufragi, anche ultra secolari, al- 
meno d' un caso sinistro avvenuto sia nella secca indetta o 
dentro il porto. Se poi taluni nautici avvertono ai marinila 
secca d' Ibbla pericolosa coivenli del quadrante Ovest opposti 
all' entrata, non intendono vietare d' entrarvi, ma sciupìi cernente 
ne avvisano la circospezione- E poi se /' espressa secca si dice 
pericolosa in tanta spaziosa bocca e così ampio bacino, che 
se ne dice della secca situata ugualmente nella ristrettissima 
bocca e piccolo bacino del porto di Siracusa J ed aggiungiamo 
in dippiu, che per la bassezza delle alture i venti del mede- 
simo quadrante Ovest vi spirano più freschi in detto bacino, 
e la risacca nelle burrasche offende molto la banchina dove 
si ormeggiano i legni mercantili, giungendo fino a sg roti are 
la scarpa del riparo del bastione campano situato nella parte 
più recondita di esso portò. 



15 

sinistra ha due secche. Se si suppone in traversia il gran 
paraggio, ognuno vede chiaro che 1 cavalloni rompono nelle 
dette secche, in torbidano le acque e perdono gradatamente 
l'impeto finché calmano, e non producono la risacca come 
quando s'imbattono nelle coste; quindi lasciono libero in- 
trodurre il legno per uno dei due canali dove il mare non 
rompe ed appare più azzurro, senzacchè il contro colpo 
della risacca le ne perturbi il moto con accrescerne il pe- 
ricolo (1). 

Tutte le cennate particolarità non avvengono nei porti 
di bocca stretta, e clie poco s' insenano fra due capi ri- 
levati dalle coste (2). Questa razza di porti nelle procelle 
sono il macellaio dell'umanità navigante, laddove s'im- 
batte tra la contraria corrente, il controcolpo delia risacca, 
e la scadenza che le produce Y impetuosa procella (3). 
Dimostrati gli esterni vantaggi del descritto porto, passiamo 
ad esaminare la perfezione del bacino che ne costituisce 
la parte più essenziale del ricovero — Questo è stato scanda- 
gliato in tutti i tempi con appositi studi della marina In- 
glese, e Francese, dell' ex Reame delle due Sicilie , e di 
altre nazioni (4) i cui lavori paragonati contestano la co- 



(\) Questi preggi furono rimarcati e decandati alla nosi 
presenza da parecchi comandanti dei vascelli della sgu: 
Francese, che nel 1846 venne ad aneorarvisi, in un colle qa 
scientifico tenuto col nostro benemerito maestro il fu Capitano 
del Genio Lanzerotti; tocche faceva V oggetto delle loro ani 
mirazioni e dei loro studi, e ne mormoravano la inerzia del 
cessato governo che lo teneva così dimenticato. 

(2) Come il Porto di Siracusa. 

(3) Lo provò il temporale dell' 11 Gennaro 1858 che fece 
deplorare in Catania ed in altri luoghi molte perdite di legni 
e d* uomini, mentre nel porto di Augusta furono al sicuro i 
legni che ebbero il bene di approdarvi, e che vi si trovavano 
ancorati. Ma sono più da rimarcarsi diversi casi disperati , 
che spesso sono accaduti negli eccessivi uragani in questo porto; 
taluni legni da più giorni in traversia pervenuti nel canale 
grande della costui bocca senza poter manovrare, si sono affi- 
dati alt anepre e salvati nel luogo il più scoverto di fronte 
alla detta bocca, son casi notori a tutti ed agliimpiegati doganali. 

(4) Fu scandagliato secondo la qui annessa pianta da un 
Commissario della marina Inglese pria che le forze di questa 



%6 

stante altezza delle aeque nel centro da 24 a 29 metri a 
sminuire gradatamente verso la spiaggia riducendosi 10 a m 
400 m circa da essa, e calcolata la media declività del fondo 
sulla direzione dei rombi de' venti, corrisponde al 1/3 di 
metro per cento, e dalla sponda fino a 600 m circa distante 
va ribassando al 2 m , 50 per cento— Siffatta altezza d' acque 
dà un vasto campo al veleggiare dei più grossi vascelli 
di oggi dì che pescano da 10 ad 11 metri, oltre ad altri 
3 metri per 1' aleggiata ; locchè importa potersi ancorare 
fino alla distanza di 600 metri dalla sponda (2), 

Ma noi volendo addentrarci a ricercare Y arcana ragio- 
ne della costante altezza delle costui acque ci siamo di 
proposito applicati a studiare tutte le particolarità che 
influiscono riunite allo sviluppo di un caso sin'oggi scono- 
sciuto. 

Sondeggiato attentamente il fondo di questo bacino 
lo abbiamo trovato coverto fino alle sponde dierbegram- 
minacee e d' alghe vegetanti sulla sabbia ed argilla, non ha 
melme, né alghe morte; esso è netto da qualunque estra- 
neo sedimento sino alle sponde che si ravvisano inaltera- 
te e costanti (3), è vivificante, ed animato di ogni genere 



Nazione avessero occupato la Sicilia nelle guerre Napoleoniche; 
nel 1823 il Capitano Smit della stessa marina di nuovo lo 
studiava scandagliandolo diversamente senza trovarvi disparità; 
nel 1846 lo studiava la marina Francese con pari risultati; la 
marina Napolitana dopo lunghe osservazioni riteneva esatti gli 
studi di Smit e ne riproduceva la pianta nelV Officio Topo- 
grafico , e noi finalmente dopo averlo studiato nel 1838 col 
defunto nostro maestro capitano Lanzerotti allorché proget- 
tava il Lazzaretto $ espurgo, che dovea farsi nella penisola 
Magnesc, lo abbiamo ora ritornalo a rettificare nei punti più 
importanti con ricavare non dubbi indizi di sensibile ribassa- 
mento avvenuto nel letto del bacino; lo che farà oggetto d'un 
particolare trattato* 

(2) Sul proposilo facciamo rimarcare che nel porlo di Si- 
racusa i legni d' allo bordo pescano il fondo per gT inter- 
ramenti che soffre; lo proti iniziava il Colonnello Caracciolo nel 

1838 al tommo Ingegniere capitano Lanzerotti in Messina, 
quando questi fu ivi spedilo <f Augusta per la commissione 

di porto e molo, noi presentì nel colloquio, come suo allievo. 
(3) Lo dimostrano i confini delle Saline, tutte le auliche 



47 

di pesca: tutto queste particolarità ne avvolorano l'inal- 
terabilità del fondo ritrovata dagli stranieri, ma non spie- 
gano la causa occulta operatrice di tanto bene. 

La ricerca di un fenomeno così singolare ci ha fatto ri- 
volgere lo squadro al movimento periodico della marea, 
che si manifesta in corrente visibile là dove si restringe 
sotto i ponti levatoi che ne ricongiungono Augusta alla 
penisola Corso (1) il cui filone disperdesi air introdursi nel 
bacino, ed in conseguenza insudiciente a produrre tanto 
notabile effetto; per cui ciba indotto a ricercare altre cau- 
se,, che ne coadiuvano 1' occulto lavorìo. 

Volgendoci ad esaminare il perenne fluire delle acque 
dei descritti fiumi Molinello, Marcellino e Cantera, navi- 
gabili nei loro tronchi che si conpungono al bacino del 
cennatQ porto troviamo, che le alte maree ne riempiono 
questi tronchi, e ne impediscono il libero fluire delle ac- 
que, talmentecchè nelle basse maree si scaricano con un 
visibile filone di corrente nel riferito bacino lavorando in- 
sieme a mantenerlo netto. 

Un lavorìo così periodico ne spiega totalmente V arcano 
e lascia a discutere se può, o pur nò condur via tutto il 
materiale che potrebbero trascinare le piene; la cui quan- 
tità è subordinata alla mobilità (lei terreni che vi contri- 
buiscono coi loro scoli, ed alla naturale stabilità del letto 
e sponde per dove passano- 

Percorrendo sopra corrente questi fiumi fino alla loro 
origine, noi troviamo, che le piene derivano da un com- 
plesso di versanti dei monti calcarei Ibblei che non pos- 



case piantate in delta sponda, i sbarcatoi ed altro da tempi im- 
memorabili esistenti; anzi in qiiei siti dove predomina l' argil- 
la, si osserva un ribassamento del letto del bacino di m , 30 
quando son magre le acque. Un antico pavimento di lastroni 
di pietra situali in calce ed arena, che dovea esser fuori ac- 
qua e dentro terra, o almeno alla sponda, ora si trova quanto è 
stato espressato sotl' acqua e discosto dalla sponda; potrà veri- 
ficarsi accosto al fonte della cantera- La curiosità ci ha spinti 
ad altre uniformi osservazioni che non enumeriamo per brevità. 
(1) Questa corrente non si sviluppa nei fossi bagnati dal 
mare in Siracusa, perchè viene impedita dalle ale prolungate 
delle opere a corna, ed a corona aggiunte al fronte di terra 
d' unita ad altre operette ad esse ale appoggiate. 

2 



18 

sono disfarsi così facilmente, come avviene nei terreni di 
base sabbiosa (1), e perciò non contribuiscono quel quan- 
titativo di materiale sciolto depositabile nel bacino come 
va a cessare l'impeto di esse; ma si bene una torbidezza 
di acque derivata dallo scioglimento del terriccio, che si 
trova sparso nelle fenditure di queile balze, con pochi 
rottami di pietra; i quali vanno depositati nelle irregola- 
rilà degli alvei pria di giungere nei sottoposti bacini di 
deposito e tronchi navigabili, e lasciano pervenire in questi 
e nel gran bacino la parte galleggiante facile a condursi 
via dalla espressata ordinaria corrente (2). 

Tutte le riferite circostanze risolvono la questione, ma 
lasciano a provare, se nelle spiagge de! gran bacino vi 
siano, oppur nò cumulati materiali estranei, che a lungo 
andare potrebbero diminuire l'ampiezza, o l'altezza delle 
sue acque; perciò non volendoci lasciare illudere dal- 



(1) Il porto dr Siracusa è soggetto all' interramento, perchè 
il fiume Anapo scorre per terreni che si disciolgono , e sco- 
scendono ali urto delle piene, onde tutto il materiale che seco 
trascinano, lo depongono nel suo bacino privo di corrente in 
detrimento del fondo, e dell ang or aggio, non che della sua 
ampiezza; stanlechè i banchi di sabbia annualmente si accre- 
scono nella foce ed alle sponde laterali del bacino, ne allontana- 
no le acque visibilmente e ne restringono la periferia Nord 
più riparata, dove sbocca detto fiume. 

(2) fi terriccio commisto all'argilla e rottami del calcano, 
che le piene possono condurre per gli alvei dei riferiti fiumi, 
si disciolgono collo scorrere delle acque, le quali ritolgono 
immedesimati per molto tempo tanto il primo, che la seconda 
perchè materie impalpabili; ma quei grani sabiosi e ciottoli 
levirati dal rottame calcario, li depongono come scorrono là 
nelle irregolarità dei vennati alvei, pria di giungere nel (ronco 
navigabile molto piano e spazioso, dove le piene si dilatano 
e ne rallentano il corso trascinando solo fin dentro il bacino 
le skdette (erre, che ritengono immedesimale; quivi anzicchè 
Stedere, SOn mantenute in moto e condotte via dalla corrente; 
poieché se ciò non avvenisse, il letto del riferito baci:ìo rfd- 
vrebbe esser melmoso, le costui sponde dovrebbero avanzarsi 
cacciando via il mare annualmente, e dovrebbe andar (/cere- 
ria V altézza delle acque in esso contenute; mentre si ritrova 
il contrario nei fatti permanenti. 



19 

le precedenti osservazioni, ci siamo rivolti al loro esame 
ed a tutte le particolarità ciie potrebbero contribuire ad 
una dimostrazione molto delicata. 

Le spiagge che compongono la parte essenziale del ba- 
cino in dissamina, sono ammassi d'argilla plastica ricoper- 
ta d'uno strato vegetale commisto a rottami di pietra cal- 
carla madreporica (1), che coi naturale pendio le determi- 
na. Molti macigni di essa pietra staccati dalla sponda di- 
mostrano ad evidenza, che il mare l'ha guadagnato con 
disciogliere e portarsi via l'argilla sopra cui riposavano. 
Diverse case e sbarcatoi piantati anticamente sulla spiag- 
gia predetta, non mostrano essere stati tanto guadagnati 
in paragone dei macigni. Intanto presso al fonte della Can- 
tera un gran pavimento è sott'acqua; alla testa del Cugno 
a Nord del fiume Marcellino, il mare si avanza verso la 
spiaggia, mentre l'argilla abbassa, ed il fondo dell'espres- 
sato bacino non ha sedimenti. 

Queste circostanze fanno veder chiaro, che il mare va 
gradatamente disciogliendo l'argilla dalle sue spiagge, se 
la immedesima nel tempo che sta in movimento., tinche 
sopragiungono i filoni delle correnti e la portono via dal 
bacino. 

Ma non tutte le sopradette spiagge del bacino son com- 
poste dell' istessa materia. Fra gli ammassi rilevati d'ar- 
gilla, vi sono le basse,, o per meglio dire i bacini di de- 
posito (2), solcati dai tronchi navigabili dei tre predetti 
fiumi: essi bacini occupano buona parte delle citate spiag- 
ge, che son racchiuse nel quadrante Nord — Ovest, oppo- 
sto alle traversie del Sud -Est del gran paraggio: le loro 
particolari sponde riunite son lunghe 1400 m e d'una sab- 
bia calcaria del tutto diversa in ciascun bacino, si nella 
^rana, che negli accidenti, secondo la posizione dei tre 
fiumi. 

Tutta la spiaggia del bacino del Molinello lunga qua- 
si 400 m è coperta di sabbione cmichigliare, dove le piccole 
conchiglie sono intatte e visibili senza il soccorso di lente 
migroscopica. 



(\) Vedi parte 3. § 2 Topografia geognostica del territorio. 

(2) Chiamati geologicamente bacini idrografici. Vedi Geni- 
meli aro Geologia ad uso della Università degli Studi di Ca- 
tania pag- 12 § 29. 



20 

Quelle dei bacini del Marcellino e Cantera compongono 
unica spiaggia lunga quasi 1000 m che è coverta da due 
qualità di finissima sabbia conchigliare migroscopica. Cor- 
risponde al primo dei due per la lunghezza di 700 m la 
pura sabbia conchigliare, ed al secondo per la lunghez- 
za di 300 m la stessa sabbia commista al tritume di pietra 
calcarla madreporica. 

Queste tre specie di sabbia dimostrano quanto son fe- 
conde di testacei marini le descritte spiagge, e che nes- 
sun materiale o tritume del calcarlo Ibbleo abbia disce- 
so con le piene ad ingombrare il gran bacino del porto; 
poicché se ciò fosse avvenuto, il mare l'avrebbe vomitato 
in esse. Però il tritume dei calcano madreporico osservato 
nella sabbia alla spiaggia del bacino della Cantera, è un 
materiale corroso dai mare in quei macigni che le stanno 
a Sud contigui, totalmente diverso del tritume dei cen- 
nati monti Ibblei, nò può produrre un volume così eccee- 
sivo di materie, che possa far avanzare la spiaggia contro 
il mare, mentre la troviamo inalterata. 

Soltanto osserviamo alla foce del predetto fiume Can- 
tara, diversi ciottoli cumulali dal mare; essi sono deriva- 
zioni aliuviali dei mentovali monti Ibblei, di cui l'alveo 
navigabile n' è totalmente netto. A giudicare della loro 
provenienza, non trovando alia spiaggia contigua macigni 
d' ugual natura, che potrebbero soddisfare le nostre ri- 
cerche, ci siamo rivolli sopra corrente al letto del suo 
bacino di deposito, ed abbiamo rinvenuto nella occasione 
d'un lavoro idraulico testò fatto adempire da noi, un i- 
s-.)lotto di ciottoli aliuviali coverto di sabbia e terriccio 
in mezzo ad ampia pianura coltivata, per dove scorre 
I' acqua che imbocca nei tronco navigabile de! ripetuto 
fiume. Questi isolotti secondo i geoligi (t). sogliono rin- 
venirsi nei Ietti dei /Siimi, e agli alvei dei. torrenti, e nelle 
pianure, anche a qualche distanza dei /lumi, perciò non é 
meraviglia, che qualche alluvione ne abbia dissepolta por- 
zione e trasportata fuori la foce e poi il mare rigettandola 
ve I' ha cumullata; poiché se annualmente le piene ve ih». 
trasportassero lina qualunque porzione, il banco di essi 
ciottoli dovrebbe avanzarsi gradatamente a sminuire il pic- 
col seno tra la detta foce, e lo sbarcatoio della Cantera, 



(!) Genunellaro opera citata ]>a<j- 88 § 128. 



21 

in cui si scaricano Y acque della pubblica fonte, lo che non 
si avvera; dunque deve convenirsi derivare la loro esistenza 
da un caso eccezzionaio non più accaduto. 

Ma noi dobbiamo riflettere anche sulla posizione dei 
ripetuti fiumi, rispetto alla spiaggia del gran bacino, sulla 
stabilità delle loro sponde, e sulla natura e lunghezza dei 
tronchi navigabili, per compiere e basare totalmente ino- 
stri raziocini dediti ad escoggitarel' occulte cause che man- 
tengono netto siffatto porto. 

La posizione di questi fiumi Y abbiamo già descritta 
diametralmente opposta alle traversie del Sud — Est del 
gran paraggio*. tutte Y esorbitanti piene si avverano quando 
succedono le traversie del quadrante Est, allorché il detto 
gran paraggio si trova in movimento eccessivo, e per con- 
sentimento ne comunica il moto sino alla spiaggia opposta 
del ridetto porto, dove sboccano essi fiumi; perciò le tor- 
bide rimangono in movimento, mentre le correnti sono più 
accelerate; laonde non può avverarsi il menomo siedimento; 
ciò che non succederebbe sei detti fiumi sboccassero nelle 
spiaggie più recondite del bacino, e molto meno se fosse 
privo di corrente (1). 

La stabilità delle basse sponde naturali dei tronchi na- 
vigabili di questi fiumi, tuttoché son di terra e le piene 
si succedono esorbitanti, fa chiaramente dedurre, che siffatte 
piene vi pervengono senza una velocità capace a scalzarle 
ed in conseguenza incapace a poter trascinare per la lun- 
ghezza di essi tronchi e dentro il bacino del porto mate- 
riali pesanti e voluminosi, che ricusano d' immeaesimarvisi. 
A dimostrare vieppù questa verità noi vogliamo aggiun- 
gere che essendoci rivolti ad esaminare la natura dei let- 
ti dei riferiti tronchi navigabili, Y abbiamo ritrovalo mel- 
mosa, mentre che le foci son sabbiose. Questo esame è 
sufficiente ad avvalorare la testé riferita deduzione cioè, 
che la velocità delle piene non può seco condurre materia- 
li pesanti e voluminosi derivanti dai rottami delle pie- 
tre; perchè in diverso caso T avrebbero deposto lungo iì 
letto degli alvei navigabili giacente naturalmente m con- 
tropendenza a! corsa delle acque, e non già noi bacino 
del porto. Dunque le sabbie che si trovano alia foco dei 
detti fiumi derivano dal mare, e son predelle da^ rottami 



{\j Corno si avvera nel porlo di Siracu§<& 



22 

dei gusci dei testacei marini ivi stanziati, ed i t,re descritti 
fiumi, anzicchè nuocere al porto vi contribuiscono a man- 
tenerlo netto. 

Così noi spieghiamo la ragione dell' arcana nettezza del 
bacino di questo Porto,, tanta interessante al sicuro an- 
coraggio, del quale anderemo ad occuparci. 

Si enunciarono precedentemente 1' erbe gramminacce, 
T alghe sulle sabbie e le argille di che è rivestito il fondo 
di questo bacino — Se noi trasferiamo la ricognizione nei 
luoghi accessibili a gambe scalze dei medesimo, ne tro- 
viamo le loro radici intrecciate fra le dette sabbie e la 
argilla talmente aderenti ed inestirpabili che non cedono 
a qualunque eccessiva forza; ciò che non si avvera nelle 
melme (1). Onde essendo ugualmente condizionato il fondo 
nel!' eccessiva altezza d' acque, non può recarsi in dubbio 
il saldo appigliamento delle ancore, moltoppiù quando è 
contestato da un fatto permanente; fatto provato nei più 
fieri uragani che si rammentano, dove tutti i legni alla 
ancora son rimasti immuni. 

Un porto così vasto, profondo e sicuro non è un mare, 
o altrimente più golfo che porlo (2), ma un magnifico per- 
fettissimo porto, che non vi è il pari nel Mediterraneo. 
Esso non impedisce nelle burrasche le manovre bisogne- 
voli ai legni in pericolo, né gli dà il timore di andare in 
secco, né la pena di raddoppiare le ancore e di affati* 
carne gli oppressi nocchieri. Riparato da ogni dove dai 
lontani Monti Ibblei e dalle successive loro diramazioni, 
non ha interne traversie (3), capaci a disturbare i legni 
all'ancora, non ha macigni nel di lui fondo che possono 
tagliare le gomene ed incagliarne le ancore; tutto natu- 
ralmente perfetto ostato, è, e lo sarà in ogni tempo, rav- 
visato dagli esperti marini (4). Sin' anco è magico allorché 



(i) Come nel porto di Siracusa. 

('2) Si è credulo oscurare la magnificenza di esso con tale 
espressione, veramente non degna dì chi la pronunziò; ma noi 
dimostriamo all' Italia ed al Mondo intero (/uni porlo sia. 

(3) / venti che spirano freschi dal quadrante Ovest nel 
bacino del porlo di Siracusa si manifestano pericolosi sai le- 
gni all' ancora f perchè nel fango difficilmente possono reggervi 
e spesso rompono nella banchina* 

(k) Fu ravvisato e prescelto a frontiera d'Oriente dai 






23 



si mostra da lungi allo sguardo delle navi, che col favor delh 
periodica estiva brezza del Nord-Est, o del Sud-Est solcane 
quei paraggi. L'Isola d'Augusta si presenta amena e ri- 



cavalieri di Malta, che vi stabilirono le loro riserve. Dalla 
Nazione Inglese nei tempi delle guerre Napoleoniche, ove 
stabilì il suo quartiere generale per le forze della parte orientale 
dell'Isola, e più anticamente dai Portoghesi, Fraacesi, Spagnoli, 
Russi ed Inglesi. Precisamente si rimarca la sanguinosa bat~ 
taglia avvenuta tra la flotta Spagnola e la flotta Olandese nel 
1718,, deve perde la vita /' ammiraglio Olandese Buister, 
di cui tuttora s' ammira il monumento in una chiesa di 
Amsterdam. Nel 1678 al 15 Agosto vi entrava un armala Fran- 
cese di 32 Vascelli e 34 galere comandata dal Maresciallo 
Vinone, e poscia vi sopraggiunsero altri legni che compirono 
il numero di 150 ove svernarono. Nel 1784 vi entrava la flotta 
del He Cattolico comandata dal maresciallo Gabriele Arist- 
zaga Bis cimano, il quale nelle visite di complimento pria 
di salpare assicurava al Generale Bagnaras, governatore militare 
della piazza che avendo girato V Europa, l' America d'Asia 
non uvea veduto un porto simile. Nei primi del trascorso 
secolo vi svernava una flotta Bussa. Dopo la battaglia di 
Abuhir la flotta Inglese comandata da Nelson vi entrava con 
la flotta Francese prigioniera, quali due squadre vittoriosa 
e prigioniera formavano il numero di 32 grossi vascelli di 
linea; sono ancor viventi molti vecchi cittadini che lo rigordano* 
mentre in Siracusa ne mandò non più di cinque ( Cronica 
Patria sacrata dal benemerito cittadino Barone Gestire Zup- 
pello Seniore Patrizio). 

A tempi nostri in luglio del 1846 il Principe lonvillc 
dietro studiati i porti di Augusta e Siracusa presceglieva 
Augusta come luogo di riposo alla squadra sotto il suo cornando 
forte di 14 vascelli da guerra, e pria di partire onorava il 
Sindaco d' un suo autografo, col quale decantava i preggi del 
porto, ed assicurava che in 26 giorni di sua dimora i vascelli 
non avean variato un punto di posizioae. E finalmente questo 
porto fu visitato studiato ed ammirato dair ammiraglio Pahher 
tra il 1850 af 1855 che da tutti noi st riguarda con piacere. 

Questo porto giusta un rapporto fatto dalla marina Beale 
del Be Ferdinando IV nel 1801/^ dimostralo di esser capare 
di contenere 2426 navi da guerra alla distanza di 60 passi geome- 
trici ug} 1 a 300 piedi di Francia, una dall' altra pari a iQ5 m 57. 



24 

dente sulle brillanti azzurre acquo con le pianure albe- 
rate verdeggianti che la racchiudono, ed in fondo i monti 
Ibblci con le successive loro diramazioni che le fari co- 
rona (i). 

Ci siamo alquanto eslesi sulla perfezione naturale di 
questo porto nella parte navigabile; conviene ora discu- 
tere la parte militare. 

a^AI&T^ SECONBA 

EtagSoRii Militari efce «SeBibsimo fes* Jpresée- 
glSere li Porto e Piazza d^&iignfeto a BMpar- 
tfis^cffsto Marittimo ima SSieiiia 



§ 1. 
Mi flessioni preliminari 



Un dipartimento mari! limo militare deve fondarsi in 
uno dei più vasti porti naturali del Regìio; a cui la prò 
vida natura ha voluto riunire tutte le condizioni neces- 
sarie a conservare e mantenere illesa una gran fiotta dal- 
l'avarie dei tempi ed in posizione idrografica interessan- 
te, che possa somministrarle gli alimenti necessari e ga- 
rantirla dagli attacchi nemici, non che le ampie località 
per poterla raddobbare prontamente. In mancanza di sif- 
fatti porti si prescelgono gli artificiali con le braccia dei 
molo fortificate ed appoggiate ad un sistema di fortifica- 



ci) Questo gran porto non lo troviamo indicato fra i porti 
di speciale menzione, che fa il Sig. Luigi Schiaparelli nel 
suo Manuale completo di Geografia e Statistica, noi non vo- 
lendo essere tanto scortesi a censurarlo, vogliamo credere che 
làbbia omesso involontariamente e che riparerà nella seguente 
edizione, come ha promesso al nostro allievo Sig. Sebastiano 
[fiasco: però Io preghiamo a non confondere i gratuli porli natu- 
rali a bacino, con gli artificiali, piccoli moti e spiagge; poicchè 
così, mal fondate idee si danno alla gioventù* I potti naturali 
della Sicilia sono tre, uno lo ka Messina, V altro Angusta, 
e f altro Siracusa. 






25 

zioni che ne impediscono lo abbordare dei legni da 
guerra (1). 

Non è nostro pensiero propugnare totalmente Iocchè 
propone il signor Castiglia nella testé citata sua memoria 
sulla scelta (ielle tre Stazioni Navali del nostro Regno in 
Spezia, Siracusa, ed in Brindisi; egli da marino istruito 
pria d'esporre i suoi pensieri dovea ponderar bene i pre- 
diletti di lui porti; dovea spogliarsi dei sentimenti muni- 
cipali e pensare alTonor del regno presso le grandi Nazio- 
ni che sono in dritto di giudicare. Si disse ponderar be- 
ne, appunto, perchè pria di anteporre il porto di Spezia 
a quello di Genova, 1 altro di Brindisi a quello di Ancona 
ed alle lacune di Venezia, e quello di Siracusa all' altro 
d'Augusta, non dovea applicarsi alla loro memoria Storica, 
ma discutere se la spesa principale del nettamento, il ca- 
pitale delT annua manutenzione e la totale spesa degli sta- 
bilimenti e fortificazioni bisognevoli ad attivarli, potreb- 
be disturbare le finanze Nazionali, e dimostrare candita- 
mente se essi possono offrire tutte le premesse condizio- 
ni con una sparuta spesa in paragone di quella bisogne- 
vole ai Ire porti che opina posporre (2) In caso contrario 
conviene rinunziarvi per ora, finché si accrescano i mezzi 
finanzieri, e contentarsi di quei luoghi fondati all'uopo. 

Noi lasciamo a chi spetta la discussione sui due primi 
porti; perchè ci mancano le ispezioni locali, e ci occupia- 
mo fedelmente a trattare tutte le particolarità che danno 
preminenza al porto di Augusta su auello di Siracusa se- 
guendo le premesse basi fondamentali. 



(ì) Quando un molo è commerciale, sta bene V esempio 
sopra Marsala ed Ancona portato dal Signor Castiglia nella 
sua memoria più volte citata: eppure in Catania nella Pasqua 
del 1849 la squadra borbonica volendo operare di concerto con 
le truppe di terra, non ebbe il piacere di controbattere tre 
pezzi da costa da 24 che garentivano dal forte Palermo 
V entrata di quel molo; essa sfridò molta polvere e non s' ancorò 
che un giorno "dopo quando le truppe aveano occupato Catania 
e quando aveano di già assalito quel forte, e scannato il su- 
perstite artigliere che ne sosteneva ancora lo attacco. 

(%) Leggasi la memoria sugi' interramenti del porto di Brin- 
disi stampala in Napoli verso il 1843 che noi lessimo nel 
Corpo del Genio in Siracusa, quando lavoravamo a rilevata 
la pianta di quella piazza per incarico di esso Corpo. 



26 

È stato dimostrato nella paste navigabile che iì sudetto 
porto di Augusta ha tutte le condizioni necessarie a con- 
servare, e mantenere illesa una gran flotta dall' avaria dei 
tempi, a preferenza di quello di Siracusa. Bisogna vedere se 
la sua posizione idrografica sia interessante alla detta flotta. 

Non occorre argomentar molto su di ciò, poiché essendo 
la posizione di questo porto nell' istessa linea a quello di 
Siracusa, e distanti i centri delle loro bocche circa 11000 m 
le ragioni che militano sulla posizione, valgono si per lo 
uno che per V altro, e se quello di Augusta prepondera 
sugli sbocchi di Oriente, 1' altro non prepondera su quelli 
d' Occidente; ma si l'uno che l' altro sono in una interessante 
posizione ; anzi nelle attuali circostanze interessa più il 
primo, che il secondo, lo che da noi non si ricerca ; poiché 
rispetto alla distanza dei sbocchi temuti, la base dell'angolo 
poggiata sul centro delle dette due bocche lunga 11000 m 
vale zero. 

In pari caso son essi porti per la somministrazione de- 
gli alimenti, perché si trovano con una Città popolosa a 
aritta della loro bocca, ciascuna con esteso e fertilissimo 
territorio. 

Passiamo piuttosto alla parte più importante che ri- 
guarda il come vien garentita la flotta stanziata nel porto 
di Augusta, anziché in quello di Siracusa ed alle ampie 
località che offrono per gli stabilimenti d'un cantiere de- 
stinato a raddobbarla. 

Per ciò dimostrare bisognerebbe dissaminare gli at- 
attuali sistemi di fortificazione che cingono le due piaz- 
ze, confrontarli nella loro resistenza, vedere quale di esse 
due piazze si presta meglio a ridursi inespognabile con 
l'accrescimento di poche opere esterne, e modifica di ta- 
lune esistenti, e finalmente vedere in quale dei due porti 
può ben manovrare la flotta di concerto alle fortificazio- 
ni e fondarsi un comodo cantiere con i relativi stabili- 
menti d'un compito arsenale. 

§ 2. 

Descrizione delle 1 fortificazioni d' Augusta e Siracusa 

Si descrisse di lancio nel cenno topo idrografico la cin- 
ta bastionala che circuisce Augusta dai fati Est, Sud, ed Ove- 
st ; la quale è alternata a tiro di moschetto da molte bat- 



27 

terie di costa disposte fra gli estremi bastioni — Essa offre 
un sistema di fortificazione attorno la Città riunito da 
uno spazioso camin coperto discosto dai fabbricati e ri- 
levato dal mare da 17 a 12 metri. Dai lati Est ed Ovest 
la sua scarpa cade naturale fino alla sponda del mare, ed 
è di terra argillosa rivestita con fabbrica dalla parte dei 
difensori,, e dai lato Sud è di fabbrica sur di alto ma- 
cigno tagliato a picco. La sponda del lato Est è cinta di 
una scogliera naturale e quella del lato Ovest d'un cor- 
done, che impedicono entrambi il disbarco. 

La cinta ad Est con 14 pezzi da costa incrocia i fuo- 
chi sulla secca che la cinge da lontano a 1000 m e sul seno 
Xifonico; l'altra ad Oveste con 18 pezzi Y incrocia nell' in- 
terno del gran porto, e quella a Sud poi l' incrocia su Ter- 
ravecchia e l'imboccatura del citato gran porto con 10 pezzi. 

Triplo ordine di fuochi presenta nel detto Porto il ba- 
stione all'estremo sinistro della espressata cinta Ovest, ed 
un doppio ordine l'altro situato all'estremo dritto. Molti 
edificii militari poi la totale cinta racchiude per gli allog- 
gi di 2200 uomini con le corrispondenti riserve ed altro (1). 

Si disse anche che all'estremità Nord dell'Isola viòla 
Cittadella: essa è staccata dalla descritta cinta, la domina 
e ne incrocia i fuochi. Ha uu maschio quadrilatero spa- 
zioso a Cavaliere con tre angoli muniti da torrioni ret- 
tangolari; due cortine che li riuniscono ne contengono 
un'altro in mezzo, e fanno un fronte a Sud contro la Cit- 
tà e Cinta, ed altro ad Ovest contro il Porto; le restanti 
due cortine fan fronte,, una alla campagna verso Nord, e 
l'altra al seno Xifonico verso Est: è rilevato dal mare 36, m 
può armarsi con 16 pezzi d'artiglieria di grosso calibro 
e 4 mortari; racchiude tutti gli alloggi per 800 uomini, 
un grand' Atrio, le riserve d'Acqua e polve ed i magaz- 
zini dei giochi d' arme sotto volta alla prova. 

La sua forma e costruzione è antica pria della polve- 



fi) La malignità dei Capi del Genio Borbonico fece de- 
cadere questi edifici, perchè fuori della loro residenza in Si- 
racusa il baratto veniva più ripartito, e guadagnala molto V uf- 
fiziale di dettaglio anzicchè il Capo Circondario, Direttore, 
e via salendo; quindi non essendo del loro interesse poco li 
curavano. 



28 

re (1) e fu modificata dopo l'uso delle artiglierie. 

Questo maschio è circuito d'un fossato spazioso avvi- I 
luppato d'un quadrilatero bastionato capace di 40 bocche 
da fuoco (2) che presenta un secondo ordine più basso di 
fuochi; ciascun fronte di esso quadrilatero l'incrocia eli 
raddoppia col descritto maschio; i suoi bastioni sono spa- 
ziosi e drizzano con giudizio le loro capilali. 

Il fronte a Sud, che domina la sudetta cinta e ìa Città 
è rilevato dal mare 30 m e l'altro a Nord contro la cam- 
pagna 25 m in modo che i due fronti degli altri due lati j 
opposti del quadrilatero, uno ad Ovest, contro il porto, e 
l'altro ad Est contro il Seno Xifonico, sono con un bastio- 
ne rilevato 5 m più dell'altro. 

Detto fronte a Sud è compito con rivellino, fossi e spal- 
to, e si congiunge al maschio con tre ponti levatoi; gli 
altri tre non hanno rivellini, ma son circuiti d'un terzo 
sistema bastionato di opere avanzate, che si congiungono 
alle due estremità dello spalto del citato fronte a Sud. 

Questo terzo sistema (3) capace di 80 bocche a fuoco, 
batte e rade la Campagna, il seno Xifonico ed il porto, 
ed è rilevato dal mare che lo bagna, da 7 in 8 m . Nel suo svi- 
luppo presenta sei spaziosi bastioni riuniti dalle Cortine 
che scambievolmente si difendono. 

Due di essi compongono un'opera a Corna, masche- 
rata dal Rivellino in difesa dell'entrata di terra (k); uno 



(t) Si giudica ai tempi di Federico ÌI° che molto bene- 
ficò Augusta come si deduce da seguenti Epigrammi. 
Augustam Divus Augustus condidit Urbcm 

Et tulit ut titulo sit Veneranda suo 
Teutonica Fridericus eam de prole Secundus 
Donavit populo finibus, arce, loco. 
Epigramma sulla porta della Cittadella fatto nel 1220. 
Iluius apex operis ex molestate decoris 
Denota tauthorem Te Friderice suutn. 
Tum tria dcna> decem duo, mille ducenta trahebat 
Tempora, ])ost Genitum per nova jura J)eum. 
Epigramma nel Maschio della Cittadella' fatto nei 12W, 

(2) Oliera Spagnola del Secolo- A 17 , sistema de! liusca sen- 
za orecchioni a fuochi ficcanti. 

(3) E opera Spugnola del Secolo A' 17/, posteriore al qua* 
drilatero bastionato della Cittadella testé descritta* 

(k) Quest'opera ha due fossati pei i/ìtali H mare del seno 



29 

difende il seno Xifonico e la Campagna, e gli altri tre 
nell'atto che difendono il porto, racchiudono un grande 
spazio (1) con Magazzini, riserve, e Quartieri per 500 uo- 
mini, non che lo proteggono dalla Città con un piccol 
fronte bastionato completo (2). 

In questo sistema le Cortine munite d'artiglierie entra- 
no in azione coi bastioni, e vi son le porte segrete per 
le parziali sortite della truppa, non che per le comuni- 
cazioni segrete col quadrilatero bastionato. 

Il forte Torre Avolos che si descrisse alla dritta della 
bocca del porto, espone ai legni un fronte curvo a 2/3 di 
cerchio, e verso la cinta Sud della Città un fronte bastio- 
nato; esso è lontano dalla detta cinta 1240 m e dalla tor- 
re della penisola Magnese posta sulla sinistra della cita- 
ta bocca 3650 m è rilevato dal mare 9 m , può ricevere pre- 
sentamele circa 20 pezzi d'Artigliria, parte in casematte 
e parte scoperti ed ha lo spazio per le corrispondenti 
riserve ed alloggi (3). 



Xifonico gira con corrente periodica nel porto; essi snn pro- 
fondi due metri e larghi, uno 40 m e V altro 30 m son cavalca- 
ti da due ponti, il 1° che congiunge la Cortina di detta O- 
pera al Rivellino è ad 8 arcate , ed il secondo che congiunge 
il detto Rivellino al Camin coperto dello spalto è a 6 arca- 
te, ciascuno di essi ha un arcata movibile, una d' innanzi la 
porta del citato Rivellino, e V altra d' innanzi la porta della 
cortina; per sotto i delti ponti vi passano le barche cariche; ed 
il cennato camin coperto dello spalto è munito d' una spazio- 
sa piazza d' armi nelV unico suo saglientc. 

(1) Si passa dalla campagna nella strada che attraversa 
questo spazio per mezzo d* un rastrello posto nel rientrante 
dello spalto dell' opera a corna sudetta, per i due ponti levatoi 
anzi connati 9 e per una gran porta nella sua Cortina. 

[2] Si passa dalla strada che attraversa detto spazio per al- 
tra gran porta in mezzo la cortina del riferito piccol fronte 
bastionato , e per un rastrello nel rientrante del suo spalto che 
immette nel camin coperto che sbuca nel piano della Citta- 
della descritta. 

[3] Esso forte era a doppio ordine di fuochi casamattati; nel 
1823, soggiacque all' esplosione della polverista , che ne fece 
saltare la metà dal lato del porto, e poi si riparò ad un piano 
per pezzi da costa scoverti. 



: 



30 

Finalmente i due forti Vittoria e Garzia che sorgono 
presso il massimo diametro del porto a 400 metri dalla 
sua sponda Nord, son costrutti ad angoli rientranti e sa- 
glienti; si difendono tra loro, ed incrociano i fuochi con 
la Cittadella distante da essi 1000" 1 , con la cinta Ovest della 
città distante 1400 m e col forte Torreavoios distante da 
essi 1800 m . Essi Forti son rilevati dal mare 9 m ; offrono un 
dupplicato ordine di fuochi scoperti sul bacino del porto 
si diretti che obbliqui, e di rovescio, e possono conte- 
nere più di 60 bocche a fuoco —Racchiudono tutti i co- 
modi per 500 uomini sotto volte alla prova, le relative ri- 
serve, cisterne ed altro (1). 

In Augusta dunque la cinta bastionata attorno i lati 
Est, Sud, ed Ovest munita di 42 bocche a fuoco, spazza il 
mare che la circuisce in tutti i sensi. La Cittadella a Nord 
con 140 bocche a fuoco aggisce vigorosamente con triplo or- 
dine di fuochi sulla ristretta e sottomessa campagnia, 
nel seno Xifonico, e nel porto, ed a doppio ordine nella 
Città e Cinta. Il forte Torre Avolos con 20 bocche a fuoco, 
difende la bocca del porto per un settore di 240°, e con 
un fronte bastionato le sue spalle. I Forti poi Vittoria e 
Garzia con 60 bocche a fuoco battono per ogni dove il baci- 
no del porto,, e la Campagna d' innanzi la Cittadella cennata. 

Tutto il complessivo sistema capace di 262 bocche a 
fuoco, e dominato dalla Cittadella, si difende scambievol- 
mente con fuochi diretti, obbliqui e di rovescio, è inab- 
bordabile, ha le rispettive località bisognevoli al presidio, 
e sebbene avrebbe la capienza per 4000 uomini, presen- 
temente T ha per 1800. 

Descritto ed epilogato tutto il sistema delle fortificazioni 
della piazza d' Augusta, passiamo a descrivere quello della 
piazza di Siracusa per poterli paragonare nella loro re- 
sistenza. 

Questa piazza che fu descritta dal Signor Salvatore Ca- 
sliglia (2) con spirito municipale (3) è circuita dai lati 



fi] / muri esterni di questi forti 80* costrutti a doppia fodera 
di fabbrica in calce ed arena riempiti ini mezzo £ argilla 
.. pasta. 

\;2] Nelle Stazioni navali del Regno d' Italia. Memoria pia 
volte citata. 

[3] Lo dimostra a pagina ì\ di essa memòria dorè dice Mille 



31 

Est, Nord ed Ovest da una cinta bastionata in fabbrica 
rilevata dal mare da 10 a 16 metri. I suoi bastioni sono 
riuniti da un stretto camin coperto, e son lontani tra loro 
a tiro di moschetto- Cinque di essi con 30 bocche a fuoco 
incrociano i fuochi nel mare del lato Est, due con poco più 
di 20 r incrociano dal lato Ovest dentro il porto, e tre con 
circa ad altre 38 Y incrociano sul lato Nord nella campagna 
e piccolo seno Marmoreo; dal lato Sud poi si congiunge 
allo spalto della Cittadella che descriveremo dopo il dettaglio 
del fronte di terra. 

Dei tre bastioni diretti a Nord sulla campagna, due a 
sinistra fanno un fronte bastionato d' opera a Corna con 
orecchioni,, falsabraca alla scarpa, rivellino e spalto (1) ; 
T altro a dritta presenta un fronte curvilineo convesso 
verso la citata campagna (2). Essi sono aperti alla gola, 
e scoperti dal lato deìla città; fra i cui fabbricati vi è il 
quartiere vecchio per 1000 uomini e due magazzini per 
giuochi d' arme, e dippiù son muniti di qualche piccola 
riservetta. In mezzo la cortina dei primi due vi è 1! Androne 
d'uscita per la campagna con due porte e due magazzini 
alle ale. Vi gira innanzi alla falsabraca e rivellino un fosso 
bagnato dal mare largo circa 40 metri e profondo circa l m 
1/2, cui chiude sulla dritta un grosso muro con la porta 
a saracinesca coperta esternamente da un piccol bastione 
a martello (3) con circa cinque bocche a fuoco. 



bocche a fuoco di grosso calibro bastano appena per ar- 
mare le sue attuali opere di difesa. Su di ciò facciamo ri- 
flettere che tutta l' Isola non giunge a compiere due miglia 
Siciliani di circonferenza^ ma posto che li compie, farebbero 
297i m volendosi girare tutta di bocce a fuoco con V intervallo 
di 8 m ne bisognerebbero 372. e non già 1000. E poi se mille, di 
grosso calibro bastano appena, altri 1000 di piccolo calibro 
per spalleggiarli non bastano affatto! vale ciò a dimostrare 
r ambollosità del municipalièmo. 

(1) Opera Spagnola del Secolo XVII sistema di Marolois 
Olandese. 

[2] Su questo ^bastione si diressero gli approcci ai tempi 
della guerra tra Imperiali e Spagnoli per occupare la piazza 
e lasciare fuori attacco le opere avanzate. Fu battuto in brec- 
cia con una parallela, le di cui tracce non son scomparse del tutto. 

[3] Questo bastione è basso, si comunica con V estrema dritta 



32 

Allo spalto del surriferito fronte bastionato vi appoggia 
un' opera a corna, senza rivellino, le cui alesi prolungano 
a racchiudere uno spiazzo (t) derivante dal detto spalto. 
Al piede della scarpa dell'ala sinistra vi cuna lingua di 
terra spianata con poche baracche destinata a Lazzaretto 
del porto, ed a quella della destra una bassa batteria, che 
copre il fossato scoperto dalla campagna e dal seno Mar- 
moreo; fossato eh' è largo circa 30 metri e profondo uno 
ed è bagnato dal mare che vi si mantiene mono. 

Detta opera é capace di 30 bocche a fuoco, e la batteria 
appoggiata di 6; entrambi son dominati dal predetto fronte 
bastionato, ma non hanno i comodi sufficiente alla truppa 
che deve difenderli, né le riserve riparate. 

Immediatamente alla controscarpa del fosso bagnato 
della testé descritta opera succede aggiunta una Corona 
semplice col corrispondente spalto e fosso bagnato , ma 
la è priva di rivellini. Essa con circa 38 bocche a fuoco 
batte il lato Nord-Ovest, della campagna, e lascia ai ba- 
stioni della Cinta il Nord-Est ed il seno Marmoreo. Difetta dei 
comodi necessari ai difensori; il camin coperto del suo 
spalto é munito di traverse nei rientranti, ed ha il fosso 
bagnato dal mare largo 30 ra e profondo 1. privo di cor- 
rente come gli altri (2) 

Dal lato sud, si disse, che la cinta attorno la Città va 
a congiungersi allo spalto della Cittadella che ci rimane a 
descrivere. — Questa è composta da un piccol maschio 
quadrilatero con due angoli muniti da torrioni circolari che 
conducono sul terrazzo per una scala a spira (3); entram- 
bi sono addossati ai due estremi della cortina, ossia lato 



della falsabraca e d* unita alla detta porta impediscono il 
giro della corrente, riducendo morta V acqua del fossato. 

(t) Si chiama Montedoro — Però /' opera è Spaguuola del 
secolo XVII verso i tempi di De -Ville. 

(±) Le descritte opere dalla Città alla Campagna si co- 
municano con due porle, quattro ponti ed un rastrello, e sic- 
come manca il primo ponte proccisoriamente si passa per tre 
porte e due ponti ed un rastrello. Il piano della Campagna 
che le sta dinnanzi è molto acclive, e con molte anomalie 
fra I 1000'" al di là delle quoti si solleca a colline socra 
state d' una pianura. 

(3) Opera antica inolio anteriore all'invenzione della polca e. 



33 

del quadrilatero rivolto ad Ovest dalla parte del porto, 
e sono occupati uno dal faro, e l'altro dal telegrafo visua- 
le; le restanti tre Cortine una guarda a Sud la bocca del 
porto, l'altra ad Est il mare, e la terza a Nord con la porta 
d'ingresso l'abitato; racchiudono alcuni magazzini ed una 
riserva a polvere sotto volte alla prova, un piccol atrio, 
e poche prigioni, ed il suo terrazzo che rileva dal mare 
circa 20 m è suscettibile di 8 bocche a fuoco. 

Un secondo quadrilatero terrapienato circuisce il pre- 
detto maschio; esso racchiude un mediocre spiazzo dal 
lato Nord con le Caserme del presidio; è munito di batte- 
rie dirette dentro il porto ad Ovest, sul mare ad Est, e 
sulla Città a Nord, che son spalleggiate dalla cinta; pos- 
sono contenere 16 bocche a fuoco, ed il loro piano é rile- 
vato dal mare circa 14 m (1). 

Lo separa dalla descritta cinta attorno la piazza che le 
sta a Nord un largo e profondo fossato, il cui camin co- 
perto e spalto si congiunge ad essa cinta con gli estremi 
di dritta e sinistra; fossato che vien cavalcato d' un pon- 
te ad arcate, una delle quali è amovibile d' innanzi la 
porta d' ingresso. Nello spiazzo dove termina V espressato 
spalto vi è il quartier nuovo, capace di 1000 uomini, ed il 
palazzo del Genio che son trincerati contro Y abitato [2]. 
Sul lato Sud del predetto secondo quadrilatero a guar- 
dia della bocca del porto vi è appoggiata la batteria Vi- 
gnazza a due ordini di fuochi uno casamattato, e l'altro 
scoverto [3], Essa presenta un fronte curvilineo convesso 
che s' innesta a due ale rettilinee con far due angoli mi- 
stilinei rientranti uno a dritta e l'altro a sinistra; dette ale 
si drizzano verso Nord ad incontrare il lato Sud del riferito 



(i) Questo secondo quadrilatero è lo assiepamento che si 
usava anticamente nei Castelli, oggi adattato alle artiglierie, 
senzac che lo spessore delle fabbriche sia proporzionato allo 
scuotimento ed agli effetti che producono. 

(2) Questo trinceramento in fabbrica fu fatto nel 1840: 
nel 1848 fu demolito come se ne andarono i Regi, ed indi 
rialzato dopo rientrati. 

[3] Fu progettata dal fu Tenente Colonello del Genio sig. 
Francesco Depasquale nel 1840, e si fece costruire nel 1844 
dal defunto, allora Maggiore del Genio, D. Pietro Bardet 
di Villanova. 

3 



quadrilatero, per dove vi si entra, e son difese da quattro 
bocche a fuoco piazzate ai due angoli espressati. La bat- 
teria riferita è munita da 36 boccile a fuoco 18 in casa- 
matta ed il resto scoperte; è rilevata dai mare circa 10 m 
ha la corrispondente riserva a polvere, ma non ha magaz- 
zino per giuochi d' arme ed alloggi particolari. Finalmente 
nel sito interessante dove è piazzata non viene efficacemente 
spalleggiata ma quasi sola ne sostiene gli attacchi. 

Riassumendo lo che si è detto, la piazza di Siracusa 
dunque con la cinta bastionata ed 88 bocche a fuoco bat- 
te il mare dal lato Est, il porto dal 1 ito Ovest, e la cam- 
pagna col seno marmoreo dal lato Nord; domina da que- 
sta parte le due opere aggiunte una a corna e V altra a co- 
rona che fanno sul Nord-Ovest della campagna un doppio 
ordine di fuochi con G8 bocche a fuoco, non che le due bat- 
terie basse con li; dal lato Sud poi essa cinta si riunisce allo 
spalto della Cittadella che con 60 bocche a fuoco domina lo 
ingresso del porto con triplo ordine di fuochi, il suo baci- 
no ed il mare con doppio ordine. 

In somma tutto il complessivo sistema è capace di 227. 
bocce a fuoco [1] batte il mare, il porto e la campagna con 
fuochi diretti ed incrociati, e non ha le capienze per ri- 
parare il presidio, ma si bene due quartieri per 2000 uomi- 
ni nel recinto dell' abitato (2) oltre le caserme della citta- 
della che possono contenerne non più di 200. 

§ 3. 

Attacco e difesa delle due Piazze pel confronto della loro 
resistenza. 

Esposti i siatemi delle fortificazioni che circuiscono le 
due piazze di Augusta e Siracusa passiamo ora a confrontar- 
li nella loro resistenza, come promettevamo., supposto che 
le batterie scoperte sieno blindate ed armate con le moderne 
artiglierie, conservando le antiche per la vicina difesa (S). 



(1] Non già 1000 come asseriva il signor Salvatore Ca- 
stiglia nella sua memoria pia volte citata. 

(2) E non già 6000, come smoderatamente diceva lo stesso 
Coniglia nella medesima memoria. 

{ri) Noi opiniamo che le antiche artiglierie possono adat- 



35 

Per giungere al prefìsso scopo bisogna discutere il grado 
di resistenza delle due piazze e come possono efficacemente 
attaccarsi da un' armata. 

Nei piani d' attacco è massima principale il vincere con 
la minor perdita di personale, e contingente; perciò si driz- 
zano gli attacchi nei punti più deboli delle piazze per non 
soggiacere a quei danni che possono compromettere Y ono- 
re d' una nazione— Sarebbe molto ardua Y impresa, voler 
attaccare le riferite due piazze alla bocca del loro porto per 
guadagnarne il bacino ! Così se vorrebbe forzarsi la entra- 
ta del porto di Augusta bisogna battere Torre Avolos (i) la 
cinta Sud della piazza, ed i due forti Vittoria e Garzia del 
bacino che si spalleggiano. 

Mala secca attorno Torre Avolos mantiene lontani gli at- 
tacchi più di 1000 ■ e molto più dalla cinta Sud di essa 
piazza e dai due cennati forti, dunque non possono approc- 
ciarli, e dato, che Y armata giungesse a penetrare nel bacino 
senza averli distrutti, irìr tal caso vi entrerebbero pure in 
azione tutta la Cinta Ovest e la Cittadella ed allora come reg- 
gerebbe Tarmata in mezzo ai fuochi diretti di fianco e ai 
rovescio che dalla periferia concava di esso bacino si pro- 
iettano da tanti bastioni batterie e forti ? Bisogna conveni- 
re che nessun ammiraglio si esporrebbe ali inevetabile 
distruzione della sua armata con la certezza di perder tut- 
to e nulla guadagnare, poiché le lontane bordate dei legni 
in moto non possono colpire a segno le batterie ed i forti 
della piazza mentre che questa tira più sicura su di essi. 

Piuttosto conviene impegnare lo attacco dal mare del 
lato Est dove non vi sono fuochi di rovescio, d'Armata 
ha libero il largo. 

Da quest'altro lato detta Piazza espone all'inemico la 



tarsi ai lontani tiri ribarenandosi fino a traforarli nella 
culatta con ridurre V anima cilindrica a cono tronco, che ha 
la base alla detta culatta più larga della gioia di quanto è 
il vento della palla; irt tal modo viene a caricarsi dalla stessa 
culatta con avvitarla a palla forzata; quale palla per cedere 
ali esplosione deve avvilupparsi d* un metallo duttile come il 
piombo o zingo; però per evitare il ballottamento nell aria 9 
e per la certezza dei tiri dovrebbe avere la forma d' una pera. 
(1) Noi supponiamo questo forte compito del tutto per 
reggere agli attacchi d' una forte armata. 



36 

stessa secca lontana 1000 m , dalla sua sponda; una cinta 
bastionata coverta di terra ed a fuochi incrociati, un tri- 
plo ordine di fuochi della Cittadella che prende di un 
fianco gli attacchi, ed un doppio ordine del forte Torre 
Avolos, che li prende dall' altro fianco; ha spaziosa la stra- 
da coperta della riferita cinta e bassi i fabbricati dello 
abitato; quindi con la rovina di questi non s' impediscono 
i soccorsi e la circolazione delle truppe, la Cinta di terra 
non può spianarsi, ed i tiri lontani dei legni non possono 
colpire a segno la Piazza. Per poterla abbordare da que- 
sto lato vi bisognano le batterie galleggianti, che non pe- 
scano più di due metri; eppure dal loro basso bordo non 
possono colpire e vengono colpite dai rimbalzi; ma se Tor- 
re Avolos e la Cinta Est permettono un diffìcile disbarco 
nella costa da Santa Croce al capo Izzo, diretto ad occu- 
pare il promontorio Carrubbazzo, la difesa della Piazza ver- 
rà disturbata, e benché n'è lontana dai tiri in breccia, 
pure non potrà concentrare i suoi fuochi a scansarne la 
occupazione della cinta riferita. 

Ammesso che si perviene ad occupare detta cinta, bi- 
sogna aggire con un regolare attacco contro la Cittadella 
che domina e batte tutte le strade della Piazza; locché 
non può adempirsi con truppa di marina; si richiede un 
sufficiente numero dì truppa terrestre, che porterebbe 
un disordine se si vuole disbarcare nel tempo dello at- 
tacco per gl'impedimenti che presenta il cordone della 
scogliera naturale; disordine che può cambiare gli eventi 
di una battaglia. Da ciò ne siegue che per conquistarsi 
la mentovata Piazza deve attaccarsi il suo complessivo 
sistema di fortificazione per mare e per terra. L'abbiamo 
già dissaminato sulla prima parte; bisogna discuterne la 
seconda. 

Per non andare alle lunghe, noi supponiamo effettuilo 
altrove il disbarco dello esercito e del materiale bisogne- 
vole allo attacco della Piazza, e premettiamo anco /che 
nessun esercito contrario ne abbia impeditolo investimento. 

Per la posizione della Cittadella sul fronte di terra, e 
la giagitura della penisola Corso die le sta d'innanzi, i 
primi lavori d'investimento devono cominciare dai sili 
più rilevali offerti dal terreno; dai quali della Cittadel- 
la è defilala ne può colpirsi d'indiala; essi son lontani 
da due a Ire mila melri, ed impraticabili nei loro ver- 
santi; perciò rilardano le operazioni di circonvallazione, 



37 

e controv dilazione necessarie ad assicurarsi le comunica- 
zioni col mare, e difendersi dagli attacchi inaspettati; 
operazioni che vengono disturbati dai fuochi diretti e 
curvi della piazza, senza però poterne impedire il pro- 
gressivo andamento dei lavori e la costruzione delle baN 
terie dirette a controbatterla per distruggerne quella mo- 
lestia fino che discendono verso l'istmo della citata peni- 
sola Corso, che si descrisse, lontano dalla riferita Piazza 
1400 metri. 

Questa posizione è molto sfavorevole air aggressore , 
perchè non può spiegare un esteso fronte di approcci in 
uno stretto spazio di 80 metri molto basso che rileva dal 
mare un metro, e che si trova ristretto fra le lacune del- 
le saline ripiene d'acque, dove nessun lavoro può pra- 
ticarsi in faccia al fronte di terra della Cittadella molto 
più esteso e poco danneggiato dagl'incerti tiri delle lon- 
tane batterie nemiche; qual fronte oltre che spazza la 
campagna con le sue artiglierie le riconcentra a controb- 
battere questo sol punto interessante coadiuvato dai fuo- 
chi dei due forti Vittoria e Garzia. 

E qui noi non mettiamo in azione le sortite del pre- 
sidio, e le operazioni di un corpo d' esercito destinato a 
sostenere la detta Piazza. 

In mezzo al triplo ordine di fuochi possenti, e con- 
centrati della cennata Cittadella e dei forti, non può af- 
fatto reggere questo basso e ristretto punto di attacco 
capace appena di dieci bocche a fuoco e difficile a defi- 
larsi per la deficienza delle terre. Da esso perchè basso 
divengono difficili, anzi impossibili i lavori delle trincee 
per lo avvicinamento degli approcci; non possono bene 
spalle^iarsi dalle truppe e molto meno dalla cavalleria, 
e nella restrittezza dello spazio una sortita dalla piazza 
può produrre il disordine capace a farne abbandonare la 
impresa. 

Ma noi vogliamo ammettere che lo aggressore sia ar- 
dito, ostinato e che pospone le immense vittime air onere 
della nazione; quindi supponiamo compiti tutti i lavori 
d'attacco fino allo assiempamento dello spalto, ed omet- 
tendo la discussione della impossibilità di poter colpire 
a rimbalzo il mentovato fronte, sia per la giacitura del 
terreno della penisola Corso, sia per la giudiziosa dispo- 
sizione delle capitali dei suoi bastioni, ammettiamo piazzate 
le batterie di breccia, già rotti alle spalle i bastioni che 



38 

si oppongono al progredire dei lavori (1) ed abbattuto 
il sagliente del rivellino dell'opera a corna dell' Avanzata 
per essere al caso di attaccare generalmente la piazza ed 
occuparla. 

Dobbiamo ugualmente ammettere che il presidio abbia 
fatto i suoi lavori difensivi, diretti ad impedire l'avanzarsi 
dell'aggressore, e perciò preparato ad una viva resistenza 
sul passaggio del fosso bagnato per impedire V occupa- 
zione del rivellino, che maschera l'opera a corna ancora 
intatta ; la quale non può colpirsi dalle poche batterie 
piazzate sul sagliente dello spalto assiepato. 

Qui lo spazio è molto ristretto per l'aggressore, l'opera 
mascherata é intatta; ed il bastione di spalla all'ala sini- 
stra lo fulmina direttamente; i tiri dei due Forti Vittoria 
e Garzia sono più vicini ed assettati sul di lui fianco dritto 
totalmente scoperto e direttamente esposto, e la Cittadella, 
benché danneggiata dal lato della Campagna, non cessa 
d* aggire; essa ancora è possente dal fronte Ovest, che 
guarda il bacino del Porto e vi entra in azione coi fianchi 
dei torrioni del Maschio, ed il fianco del bastione sinistro 
dal detto fronte; quindi non cosi facilmente può occuparsi 
il rivellino in mezzo ad un fuoco ben nutrito e superio- 
re a quello che lo attacca: a ciò si aggiunge il disvantag- 
gio della declività del terreno in ragion diretta della di- 
stanza dalla piazza, che impedisce il dominio delle batte- 
rie della seconda parallela a tirare dirette sugli opposti 
bastioni della espressata piazza. Né per lo attacco generalo 
di terra e di mare può venire soccorso il guado del fos- 
so bagnato, e garentita l'occupazione del detto rivellino: 
perchè le Scialuppe debbano girare pel Seno Xifonico sot- 
to il triplo ordine di fuochi del lato Est della Cittadella 
dopo sfuggiti quelli della cinta; onde difficile e sangui- 
noso, se noa impossibile, riesce lo attaccare e voler en- 



(1) // rivestimento in fabbrica del quadrilatero bastio- 
nato della ridetta Cittadella è molto esposto nel fronte di 
campagna ai tiri nemici, per renderlo pia forte bisognerebbe 
covrirlo con rialzare lo spalto che $' interpone tra esso fronte 
e V avanzata, e totalmente coprirlo fino al cordone, combinane 
dovi un quarto ordine di fuochi. I suoi taglienti i)i fabbrica, 

possono scantonarsi ma non rompersi in (treccia scalabile; 
perciò si e detto, rotti alle spali i ivi possono badasi. 






39 

trare a viva forza nella descritta piazza — JVIa per giunge- 
re a questo grado l'aggressione bisogna ammettere che il 
presidio sia stato soccorso da un piccol corpo d'osserva- 
zione, o che sia stato Bella speranza degli ajuti di un 
esercito destinato all' uopo, che potrebbe arrivare a 
tempo a far svincolare la riferita piazza dallo assedio; in 
mancanza essendo lo attacco superiore alla difesa, quando 
sono più ampii i mezzi di chi attacca in rispetto a chi 
si difende, basta la resistenza fatta all'onor del presidio 
per dimostrare, che la piazza cennata essendo ben mu- 
nita condizionata e soccorsa non può attaccarsi con van- 
taggio. 

ài è trattato brevemente sul grado di resistenza della 
piazza di Augusta, passiamo adesso a trattare sull % altra 
di Siracusa, seguendo l'ordine tenuto. 

Se un armata vorrebbe forzare la bocca del porto di 
quest'altra piazza deve battere la batteria Vignazza, ed 
inutilizzare le due bocche a fuoco del lato Sud del ma- 
schio della Cittadella, e via facendo nell'entrare deve 
annientare il lato Ovest della stessa e della cinta. La 
impresa è molto ardua, benché da vicino, son formi- 
dabili le bordate sui ripari dei bastioni e le mitraglie 
con le moschetterie contro i difensori; pure gli eventi 
son molti e la temerità può produrre dei disordini ir- 
reparabili, se nell'azione più legni divengono inatti alle 
manovre ; però siccome l'altezza del mare attorno alle 
citate fortificazioni permette l'avvicinamento dei legni da 
guerra, può tentarsi lo attacco infra il loro tiro per isfug- 
girne le offese e colpirle in breccia: in tale caso il primo 
attacco sarebbe sul forte dell'entrata, e mano mano agli 
altri che difendono il bacino; lo che produrrebbe qual- 
che perdita di tempo e di munizioni con dubbio evento 
dell'impresa; alla cjuale vi rinunzia un istruito Ammira- 
glio: ma loddove pria di operare si disbarchi sulla pe- 
nisola a sinistra entrando dalla bocca del porto e si piaz- 
zano più batterie dirette a controbattere la batteria Vi- 
gnazza che è sulla dritta, il colpo sarà funesto alla piaz- 
za; entrerà l'armata nel bacino, e mentre combatterà i 
forti che lo difendono ne occupa la Cittadella della brec- 
cia fatta in detta batteria, indi la piazza intera. 

Però è più spedito lo attacco se $ impegna dal mare 
del lato Est sulla cinta, dove l'armata ha largo campo 
eli rifocillarsi e ritornare; le vicine bordate nei rivestimeiU! 



kO 

in fabbrica di essa cinta, son formidabili, li sfiorano e 
l'abbattono con le fabbriche cittadine, che sovrastano il 
ristretto camin coperto; così ne intercettano le comuni- 
cazioni, schiacciano i difensori, s'aprano le brecce, e fatta 
cessare la difesa, occupano la piazza con tutte le forti- 
ficazioni della cinta., cne sono aperte alla gola. 

Restano ad espugnarsi le opere avanzate del fronte di 
terra, e la Cittadella che son rimaste fuori attacco, perchè 
non hanno dominio sulla piazza — Le prime son scoverte 
dominate e prese di rovescio dal fronte bastionato del la- 
to Nord della cinta acuì si attaccano; e la secondavien 
contro battuta dalle vicine batterie della cinta Ovest, dal 
camin coperto della cinta Est, e dalle due piccole vie 
che vi sboccono. Si tratta preparare k barracate per ap- 
procciarla di fronte; perché le opere a distruggersi son di 
poco conto; anzi basta attaccarle Tarmata di fianco per 
ridurre quasi nulla la loro resistenza: in conseguenza 
un'armata è sufficiente ad espugnare ed occupare questa 
piazza, senza il soccorso d'un esercito (1). 

Però noi vogliamo discutere il caso d'un assedio re- 
golare che potrebbe farsi da un esercito a questa piazza, 
ammettendo sempre che sia soccorso dall'armata. 

Supponiamolo già disbarcato con tutto l'occorrente, 
e prese le posizioni dell'investimento — Tali posizioni son 
sempre relative alla giacitura della campagna che sia di 
rimpetto al fronte della piazza, su cui si drizza lo at- 
tacco, e per lo più nei punti dominanti* — Or il terreno 
che circuisce il fronte di terra della mentovata piazza di 
Siracusa è a proscenio fino alla distanza 1500 m , fra la 
quale vi son avvallamenti, spaziose grotte, Gasine, Con- 
venti,, ed immensi monumenti d'antichità (2) dove posso- 



(\) E non già, come asserisce il sig. Castiglia nella sua 
memoria più volte citataa pagina 21 « che rendei ebbe indispen- 
sabile un lungo assedio con buon nerbo di forze terrestri e 
marittime. 

(2) Cioè V antico Teatro V Anfiteatro, V orecchia di Dio- 
nisio con le spaziose grotte attigue, /' orto del Paradiso, le 
grotte dei Sepolcreti, le I nlagliatclle, le Latomie di S- (iiocan- 
ni, la Casina incompleta dei Gesuiti, i tre Conventi di Santa 
Maria di Gesù, Santa Lucia e Capppucin-i \ e tante Cosine clic 
per brevità non citiamo. 



41 

no ripararsi ed appostarsi le truppe per garentire i lavori 
d'approcci— -Esso terreno che va rilevando come più si 
allontana dal fronte delia piazza, termina in una spaziosa 
pianura che la domina, senza lasciarle discroprire la trup- 
pa che l' ingombra. Da questo luogo, l'Esercito, dopo as- 
sicurate le .sue comunicazioni e la posizione, comincia i 
lavori d'attacco, con discendere ad occupare i riferiti posti, 
e piazzare una lunga serie di batterie dirette e d'infilata 
in quei siti rilevati più opportuni, ad oggetto d'inutiliz- 
zare le poche bocche a fuoco che la riferita piazza può driz- 
zare in così esteso settore di attacco —Egli appoggerà la sua 
dritta alle paludi dei Pantanelli (1) e la sinistra alla costa 
del seno Marmoreo; ne attacca un tivo fuoco, e dal centro 
dirigge una trincea ben spalleggiata verso la sponda del 
citato seno; quivi piazzerà ie sue batterie per controbattere 
in breccia il oastione convesso della cinta, che le sta in fac- 
cia situato sulla dritta del fronte bastionato controia cam- 
pagna. 

In tal modo vengono attaccate le opere avanzate per 
inattivarle e di lancio si discende a ferire il corpo di 
piazza nella parte più debole (2) senza che questa possa 
impedirne i progressi, né offendere positivamente gli ag- 
gressori. 

Piazzate le batterie, ed aperta e ripianata la breccia, 
il presidio pure che vorrebbe trincerarsi, non ha in questo 
bastione un gran spiazzo ripieno di terra che possa per- 
mettercelo; laonde non può sostenere un vivo attacco qua- 
lunque si fossero le sue precauzioni; intanto per assalirla de- 
ve varcarsi il seno Marmoreo bagnato dal mare. Esso è largo 
120 m circa e profondo dove un metro e dove meno quindi 
valicabile con Y acqua alla cintura, e se si vuole all' asciutto 
con un defilé di soldati carichi ciascuno d'un sacco a terra 
si giunge in breve a farne la strada, anche spalleggiata se 



(1) Terreni bassi e paludosi alle due sponde dell' Anapo 
verso la sua foee a Nord-Ovest delV Avanzata del fronte di 
terra. 

(%) Così fecero ai tempi della Guerra tra Spagnoli ed Im- 
periali, con la differenza che lo attacco cominciò a 300 tese 
dalla piazza da punti meno dominanti, ed oggi comincerebbe 
da punti più lontani e molto dominanti per la differenza 
delle portate delX artiglieria. 



42 

l'esige il bisogno. Ma Tarmata senza che entri in azione 

f)uò ben risparmiare con le scialuppe ed i ponti volanti tanta 
atica, inviandole dalla costa del lato Nord della piazza e 
tìngendo attaccarla del lato Est. 

Noi per non rattristare omettiamo la discrezione d* un 
accanito attacco e resistenza sulT assalto della breccia, e 
poiché, chi attacca una piazza è superiore in forze al presidio 
che la difende, la supponiamo occupataa viva forza, e quindi 
prese alle spalle le opere avanzate, resta ad attaccare la 
Cittadella nel modo stesso precedentemente descritto; e 
soggiungiamo, che se la dritta dell' esercito passa ad oc- 
cupare la penisola posta alla sinistra entrando dalla bocca 
del porto a circa 1000 ra dalla detta Cittadella, con poche 
batterie che vi pianta la distruggerà con la piazza in 
breve tempo. i 

Però un grado si eccessivo di resistenza nella riferita 
piazza di Siracusa può avverarsi quando il presidio sia stato 
sussidiato da qualche corpo d' osservazione, o in aspettativa 
dei soccorsi d'un esercito; in diverso caso vedendosi bat- 
tuto in breccia, sia dal lato del mare, o per via di terra, 
basta capitolare per non restar vittima, e togliersi la marca 
di viltà non solo, ma pur anco dimostrare che ha ceduto, 
perchè non poteta affatto sostenersi, laddove il nemico ne 
occupava la cinta. 

Riassumendo quanto concisamente si è dimostrato sul 
grado di resistenza delle dette due piazze, si deduce. 1° 
Ohe quella di Augusta non è abbordabile da un' armata 
per la secca chela circuisce a 1000 m distante, e perciò 
i ripari delle sue fortificazioni non possono colpirsi in breccia 
dal laro del mare, mentre che quella di Siracusa soggiace 
alle vicine bordate. 2° Che Augusta per la posizione dei 
suoi forti staccati e della piazza presenta nell' interno del 
porto fuochi diretti, obbliqui, di fianco, e di rovescio, e 
Siracusa soltanto diretti ed obbliqui. 

3° Che la cinta bastionata attorno la piazza d'Augusta, 
erchè è di terra col relativo camin coperto spazioso, e 
lasse le fabriche dell'abitato che circuisce, non può venir 
danneggiata, ne la rovina delle dette fabbriche può in 
ter rompere le comunicazioni; mentre in Siracusa la Cinti 
in fabbrica ne vien distrutta dalle vicine bordate, disco 
perio il ristretto suo camin coperto ed impedite tutte 11 
comunicazioni dallo, materie delle alte fabriche cittadina 
v° Che in Augusti!, dato che, il nemico ne occupi la cintai 



i: 



43 

non può sostenenti, perchè tutte le strade son dominate 
dalla Cittadella, la quale non può espugnarsi senza un 
regolare assedio di unita ai Forti staccati, che richiedono 
un particolare attacco dalla parte del porto, mentre in 
Siracusa con I' occupazione della cinta cade tutta la piazza; 
perchè restano fuori attacco V opere avanzate del fronte 
di terra, non che la Cittadella sulla dritta dell' entrata 
del porto; le prime vengono battute a rovescio e la seconda 
contrabattuta dalla stessa cinta e dalla penisola posta alla si- 
nistra di chi entra in porto. 5° Finalmente che per la giacitura 
dei terreni sul fronte di terra delle due piazze, e la natura 
delle fortificazioni che li difendono, la piazza d' Augusta 
e molto più resistente nei frcnte di terra , a quella di 
Siracusa. 

Abbiamo fin qui dimostrato brevemente quanto è supe- 
riore il grado di resistenza della piazza di Augusta a quella 
di Siracusa,, dimostrazione che ci avrebbe troppo occupato 
se si fosse disceso a minuti dettaglie, per altro superflui, 
da che fu trattatata sin dal 1681, quando Re Carlo II. di 
Spagna fece imprimere V epigrafe nella lapide di marmo 
situata sulla chiave dell' arco della porta d' entrata nella 
avanzata del fronte di terra. 

« In tanti Portus Litore Muniendo. — Non solum Siciliae 
« Sed Totius Italiae Et Christiani. — Nominis lncolumitati 
« Consulere Existimavit ». Ma non perciò noi vogliamo de- 
durre che Augusta sia insuperabile rispetto a Siracusa; solo 
sosteniamo esser maggiore il grado ai resistenza offerto 
dalla prima in paragone della seconda. 

La cennata epigrafe fu fatta in un' epoca quando la 
scienza delle fortificazioni era divenuta adulta per i sitemi 
introdotti dal De-Villa, e Conte di Pagan. In queir epoca 
progrediva sommamente con Coehorn e Vauban laonde 
una sentenza mal fondata avrebbe discreditato il Regno 
di Spagna, che senza le più, possenti ragioni militari e 
nautiche affiggeva quel monumento al perenne giudizio. 

Noi ben conosciamo quanto ha progredito innanzi questa 
scienza da queir epoca fin' oggi, e gì' innumerevoli sistemi 
proposti da tanti sommi genii (1). Conosciamo pure che 



(1) Vedi Gay de Vernon Tratte elementaire d' arte Mi- 
litaire et de Forti fication a V usange dcs eleves de le cole 
Politechnique et des èleves militaires -impresso a Bruxelles 
nel 1832. Mandar Essai sur la forti fication. 



44 

le fortificazioni delle riferite due piazze non sono ordinate 
ed adattate ai nuovi sistemi di attacco, perchè non coprono 
il personale ed il materiale della difesa, né mantengono 
lontana l'azione dall'abitato. Esse per la portata delle 
nuove Artiglierie dovrebbero avere sotto il loro tiro un 
sistema di diversi forti staccati che arrestano molto lontano 
T inemico astringendolo ad attaccarli partitamente , per 
quanto il corpo di piazza resta immune dalle offese,, e li 
spalleggia nei momenti più imperiosi, sempre che sia pre- 
parato a sostenersi vigorosamente in caso di soggiacimento 
degF indicati forti. 

Vediamo intanto, tra le sopradette due piazze, quale 
si presta meglio a divenire inespugnabile secondo gli addotti 
principii, e se le loro fruttificazioni siano > o pur nò su* 
scettibili a riordinarsi. 

Parallelo sulla suscettibilità delle due piazze a divenire ine- 
spugnabili, come possono garentire e far manovrare una 
armata nei loro porti e dove ìneglio può fondarsi uno o 
più comodi cantieri con i relativi stabilimeìiti ef un compito 
arsenale. 

Non occorre tanto addentrarci a dimostrare, che le 
opere di terre sono molto più economiche e resistenti di 
quelli ili fabbrica; perchè l'ha dimostrato l'esperienza, 
e col fatto non si ricorda un sistema, che non espone terra 
alle nemiche offese (1). Or siccóme le fortificazioni che 
cingono Augusta, son rivestite nella maggior parte di terra, 
ed hanno tutto lo spazio desiderabile per accrescerle a piace- 
re, e tutte quelle attorno a Siracusa sono in fabbrica e fra 
limiti angusti, ne siegue che le prime si prestano alla 
moderna difesa con meno dispendio, e senza alcun danno 
delle case Cittadine, mentre lo vietano le seconde; stantecchè 



(\) Il generale Montalembcrt y e Carnot coprono i loro 
bastioni capitali con controguardie d* un massiccio di terra, 
e non espongono altro che terra air inemico; ludi gli alni, 
chi più, chi meno fin' oggi riparano con fabbrica le terre 
senza esporla alle offese. Vedi le citate opere. 



45 

richiedono ingenti spese e la distruzione di molte fabbriche 
civili (1). 

Qualunque si fosse però la modifica che potrebbe darsi 
ai descritti sistemi di fortificazioni delle mentovate due 
piazze, non possono allontanare gli attacchi dall' abitato. 
Per conseguire siffatto vantaggio debbono spiegare molto 
innanzi sotto la lqro protezione una prima linea di forti 
che spingono lontani gli attacchi con opporre una formi- 
dabile resistenza. Perciò si richiedono le località naturali 
sulle quali possono piantarsi. Siracusa è circoscritta in 
un perimetro inampliabile, e giace sulla linea della costa 
« che sembra un tratto sporgente dalla medesima guardata 
« da fuori » (2), laonde dal lato del mare non ha luoghi 
su dove potervi piantare un tal sistema di forti che possa 
tener lontani gli attacchi. Dal lato della campagna le alture 
del terreno a proscenio son molto vicine, ed il loro dominio 
nuoce il porto e la piazza; per cui non è prudenza occu- 
parle con opere permanenti, ma si bene da opere passeggie- 
re, che possono garentire le operazioni d'un esercito; quindi 
non si presta in niun modo plausibile a divenire ine- 
spugnabile. 

Riflettendo poi sulla posizione d' Augusta, perchè insena 
tra i due capi Santa Croce e Santa Panacea; neir adden- 
tramene delle loro due opposte coste lasciano sporgere 
il primo la punta Izzo col suo promontorio Carrubbazzo 
alla bocca del seno Xifonico, ed il secondo la punta Tonnara! 
della penisola Magnese alla bocca del gran porto , che 
tra loro distano 9000 m . 

La linea retta che le riunisce lascia addentrata la piaz- 
za 2000 m , e forma la corda d' un Arco circolare rien- 
trante verso la bocca del porto; sul quale arco si appog- 
giano fuori il recinto della piazza 1. La punta ad Est di 
Terravecchia lontana 1900 m dalla punta Izzo e 7800 m 
dall' altra Tonnara — 2. Il forte Torre Avolos (3) lontano 
2970 m dallo Izzo e 5900 m dalla Tonnara. 



(1) Laddove vorrà negarsi questa verità, la dimostreremo 
coi fatti in un apposito piano con le relative proiezioni oriz- 
zontali. 

(2) Son le parole del signor Castiglia a pag. 20 della 
sua memoria più volte citata. 

(3) Si disse altrove che questo forte fu riparato alla 



46 

3, Il pignone lontano dello Izzo 5000 m , g 4400 dalla 
Tonnara, e 4. La punta Nord-Est della penisola JVlagnese 
lontano dallo Izzo 7400 m , e dalla Tonnara 1500 m . 

I riferiti punti insieme agli estremi della corda dello 
arco dove poggiano son situati tre a dritta e tre a sini- 
stra del Canale principale del citato porto; se fossero ben 
fortificati presenterebbero ad un' armata il sistema ri- 
chiesto di forti staccati con fuochi diretti di fianco, e di 
rovescio tutte tendenti al centro dell' indicato canale, e 
protetti da lontano dal corpo di piazza; sarebbero ine- 
spugnabili ed inabbordabili per posizione e nell' emer- 
genze ben soccorsi dalla piazza. 

Resterebbero a fortificarsi nella periferia Ovest del ba- 
cino del porto la punta Cantera per prendere di fronte 
l'entrata del Canale e guardare la campagna d'attorno: 
più T altra punta cugno per prender di fianco detta en- 
trata spalleggiare la cantera e guardare la campagna, e 
finalmente la punta Coste di Conti per non farla occupa- 
re al nemico dalla via di terra in danno dei due forti 
Vittoria e Garzia (1) i quali spalleggiati da quest' altro 
punto prendono di fianco gli attacchi del fronte di terra 
della piazza e spazzano il bacino del porto in tutti i sensi. 

Per completare il proposto sistema bisogna allontanar 
pure gli attacchi dal fronte di terra. Questo sebbene vien 
spalleggiato sulla dritta dalla punta Izzo e sulla sinistra 
dagli anzidetti forti e Coste di Conti, non perciò lasciar 
si deve scoverto in un settore d' azione ael suo fronte 
con abbandonare al nemico alcuni punti rilevati. Da es- 



meglio dopocchc soggiacque ali 9 esplosione della polverista; 
tal riparo fu provvisorio, e dopo mille progetti restò peg- 
giore di come si trovava; perchè agli uffizioli superiori del 
governo borbonico dispiacevano i lavori fuori la loro resi- 
denza- Si prova tal verità se si esaminano gli stati della 
manutenzione delle due piazze d' Augusia e Siracusa. 

(\) Questi due forti doveano organizzarsi con fuochi a 
casematte, ma restarono i progetti in carta per le rag ioni 
addotte nella precedente nota sulf altro forte Torre Avolos. 
Essi son molto interessanti e dovrebbero rialzarsi con un 
triplo ordine di fuochi in casematte per (/vanto acquietano 
un gran predominio sul porto e sulla campagna del fronte 
di terra della piazza. 



47 

si benché lontani da due a tre mila metri può egli do- 
minarlo e colpirlo, mentre con due forti ivi piantati si 
copre il vuoto, si concatena lo intero sistema e si rende 
inespugnabile la riferita Piazza; stantecchè si astringe lo 
aggressore agli attacchi parziali con perdite di tempo, di 
personale e di munizioni (i) molto più se la piazza è 
prontamente soccorsa col mezzo della ferrovia tanto in- 
teressante alla speditezza dei trasporti —A qual riguar- 
do interessa moltissimo darle la fermata presso la moder- 
na zona militare. 

La Piazza di Augusta dunque, deve riguardarsi dalla 
Nazione Italiana la Chiave della sua porta meridionale; 
perchè alla posizione, magnificenza e perfezione del suo 

J)orto riunisce le ben combinate fortificazioni che lo di- 
endono, ed i luoghi come poterle viemeglio perfezionare 
ed accrescere per renderla inespugnabile. E soggiungiamo 
che qualunque si fosse la spesa bisognevole a rimoder- 
narle, eziandio delle nuove opere da noi proposte poco 
anzi, non potrà mai superare quanto occorre spendersi 
per approfondire due metri il fondo del porto di Siracusa, 
ad arginare le totali sponde dell' Anapo che V interra, a 
diseccare le paludi Pantanelli, ed al capitale della loro 
manutenzione annua (2), senza potersi ottenere una piazza 



(1) Non è questo il luogo dove discutere il genere e la 
forma delle fortificazioni proposte perchè derivano dalla giaci- 
tura dei siti dai punti a difendersi, e dalla loro reciproca azione 
però ci occuperemo di proposito se ne saremo richiesti. 

(2) Facciamo qui rimarcare che essendo il diametro del porto 
di Siracusa miglia due Siciliani cioè 2974 m 3 secondo il Casti- 
glia, la sua superficie sarebbe 6,629,046 m. q. la quale moltipli- 
cata per 2. m . farebbero 13,258,092 m. e a 3 lire il metro cubo di 
cavamenti di terra melmosa sott' acqua, importerebbero 
39,774,276 lire. 

Aggiunge la spesa delV arginamento delle sponde delV Ana- 
po, ed il diseccamento delle paludi Pantanelli, non che il capitale 
della manutenzione annua, e vedi se non supereranno li 50, 00,0000 
di lire che capricciosamente si getterebbero nelle acque senza sod- 
disfare i bisogni nazionali anzi con tradirli , perchè così ope- 
rando, si lascia al nemico il miglior porto del mediterraneo; 
dal quale può strategicamente operare sopra Siracusa e per lo 
interno della Sicilia* 



48 

marittima di frontiera che conservi tutte le condizioni 
innanzi esposte. 

I porti militari d'una grande nazione marittima non 
debbono servire per inceppare lì dentro una numerosa 
armata ed a lasciarla inoperosa nel caso che non può 
misurarsi nel paraggio con un' altra nemica che vuole at- 
taccarla — Essendo spaziosi e ben difesi dalle fortificazio- 
ni, T armata ivi ricoverata non rischia venir bruciata in 
massa, ma si difende protetta dai loro fuochi, ed ha cam- 
po di manovrare e battersi senza il menomo disordine 
con moltiplicarne la difesa; in somma può aggire vigoro- 
sameute e reggere agli attacchi di un'altra più poderosa 
ed intraprendente. 

Ora se il porto di Augusta è stato dimostrato più spa- 
zioso, profondo, sicuro e difeso di quello di Siracusa, può 
esso ricevere un'armata molto più numerosa nelle circo- 
stanze impellenti, che senza stare ammassata lì dentro, 
entrerà in azione combinata con le fortificazioni; e non 
si lascerà colpire a segno e distruggere, perchè sta in mo- 
to, mentre in quello di Siracusa eh' è più angusto pochi 
Vascelli di linea lo riempiono e vi restano come bersaglio 
ammucchiati senza neppure poter giocare sulle loro anco- 
re; il resto dell'armata non avendo dove ripararsi diver- 
rà preda e cenere dell'ira nemica e l'Italia deplorerà la 
svista di non aver saputo discernere il miglior porto nel- 
la sua parte meridionale, per destinarlo a Dipartimento 
Marittimo. 

Ma questo Dipartimento deve esser corredato delle im- 
portanti località per raddobbare e far riposare una flotta. 
Perciò deve munirsi d' un bacino per più vascelli, d' un 
arsenale con i rispettivi cantieri e le grandi località do- 
ve conservare le macchine destinate ad equipaggiarli con 
i magazzini perla immensa riserva del legname, dei cor- 
daggi, catene, gomene chioderie ed ogni sorta d'attrezzi 
inservienti alla marina; oltre ai magazzini d' artiglieria 
per la conservazione e riserva dei cannoni, loro all'usti, 
proietti, macchine, cordaggi e giuochi d'arme; oltre gli 
altri per le armerie e riserve della polvere, catrame, pe- 
ce e vettovaglie; non che tutte le grandi officine per le 
diverse opere fabbrili con gli spiazzi relativi ed altro, gli 
alloggi u un' infinità d* impiegati della truppa di custodia 
e corpi di guardia. 

Gli espressali stabilimenti richiedono un grande spa- 






49 

zio, almeno da 30 a 40 etìare di superficie,, totalmente 
separato dall' abitalo, circuirò dal mare e protetto dalle 
fortificazioni della piazza. Alla sola Augusta donò natura 
siffatto spazio in due sili fuori V abitato uno nella peni^ 
sola Corso e Y altro in Terravecchia secondo piacerà la 
scelta sia nella parte più recondita del porto, o nella più 
svelta; del quale spazio ne difetta totalmente Siracusa» 
perche limitata da un perimetro angustissimo, appena ba- 
stevele a contenere la popolazione. Pertanto dal suo perio 
dico lo imparziale al n. 8. rileviamo, che Y ultima com- 
messione dei porti (1) ha destinato il bacino nel fosso ba- 
gnato dal mare sito tra la scarpa del fronte bastionato 
della cinta rivolta alla campagna, e la controscarpa del 
suo spalto nel piano Montedoro dentro 1' opera a corna, 
che si avanza sul detto fronte, ed in questo piano la cui 
supeeficie è da circa un ettare, tutto il complesso degli 
spaziosi stabilimenti dell' arsenale. 

Noi non vogliamo credere che uomini dell' arte abbia s 
no pronunziato tante celie; poiché tutto lo spiazzo di mon- 
tedoro , appena può bastare alla spianata d' un cantiere, 
ed il fosso bagnato essendo più stretto della lunghezza di 
una fregata e molto più di quella d' un vascello, volendosi 
porre uno di questi legni nel cantiere non ha il largo di 
girare; e dato che si abbattesse il rivellino, sempre man- 
cherebbe lo spazio bisognevole allo slancio del legno nel 
varare: ma noi vogliamo ammettere, che possa ottenersi 
atterrando Y ala sinistra dell' opera a Corna, e con disco- 

ferire alle offese della campagna il fronte bastionato del- 
a Cinta; in questo caso si distruggerà il sistema di forti- 
ficazione per farlo assorbire dal bacino e cantiere sempli- 
cemente; e tutti gì' immensi stabilimenti dell' arsenale !..* 
dove potranno farsi ? in città abbattendo le case cittadine? 
non possono farsi, perchè disgiunti dal cantiere: fuori la 
stessa in campagna ? sono in pari caso e van soggetti ad 
esserne bruciati dal nemico, 

Dunque dobbiamo conchiudere che il porto di Siracu- 
sa per quest' altro riguardo non può destinarsi a diparti- 
mento Marittimo , e perciò non può credersi che uomi- 

(1) Composta dal Retro ammiraglio Millelire, dal^ tnag. del 
Genio militare Mulinavi e dall'ispettore del Genio civile Sig* 
Beamonte, che visitò il porto d' Augusta in meno di un ora. 

k 



50 r ^ 

ni positivi avessero pronunziato un sentimento insussisten- 
te. Che se così fosse, si deve convenire, chela rigenera- 
zione italiana è una fase illusoria; che il capriccio di talu- 
ni a cui s' affida il governo siegue le trascorse tracce, ed 
inclina a distruggere un grande regno sul nascere. 

PARTE TERZA 

Stato presente dell' Agricoltura Industria e 
commercio 



§ 1- 

Riflessioni preliminari 

La posizione commerciale d* Augusta per le provvenien- 
ze del Mediterraneo e principalmente dalla parte orien- 
tale è importantissima; perchè il suo porto magnifico é 
il più diretto ricovero che si presenta agli sbocchi dello 
Adriatico, dell' Arcipelago Jonio, dei Dardanelli, alle deri- 
vazioni delle coste Turche, e dell' Egitto, e diverrà più im- 
portante se pel tagliamento dell' istmo di Suez F Oceano 
si congiungerà al Mediterraneo — Essa posizione per le 
relazioni commerciali del proprio territorio e dei circostan- 
ti paesi dell' interno perviene a dare immense speculazio- 
ni allo scambio delle derrate, laddove se ne agevoli la 
speditezza con tutti i mezzi più efficaci e non si tende a 
distruggerle, incepparle e sviarle dal loro corso naturale. 

Noi nel tracciare questa parte interessante ci vediamo 
astretti cennare nel più breve modo possibile la topografia 
geognostica del territorio per discendere a dimostrarne la sua 
feracità, i prodotti che offre, l'industria degli abitanti, e le 
loro relazioni commerciali con V interno e lo esterno della 
Isola, eziandio i bisogni per viemeglio elargarli. 

§ 2. 

Topografia geognostica del Territorio 

Questo territorio si estendeva ai tempi di Federico II 
dal fiume S. Leonardo a Nord sino alla Scala Greca a Sud 

perla lunghezza di circa 44000;" dui lido del mare ad 



51 

Est fino alla Cima dei Monti Ibblci e sotto Carlentini ad 
Ovest per la larghezza media di circa 14000; m d' allora in 
oggi smembrato dall' assolutismo a poco la volta, il confi- 
ne Sud si è ridotto fino air exfeudo Bondifè per la lunghez- 
za di 32000 ra circa, e V altro Ovest fino alla via provinciale 
a pie dei riferiti Monti lbblei, da cui discende alla sponda 
del porto, stacca un cuneo di terra racchiuso tra i due fiu- 
mi Cantera e Marcellino, risale la riviera di questo fin sotto 
Villasmundo, discende pel Deri, Valle dell' altro fiume 
Molinello; passa per la Valle S. Fratello a staccare Y exfeu- 
ta, San Giuliano, da poco tolto al territorio, e ritorna agli 
antichi limiti, riducendosi la sua larghezza media 9000, m 
circa. 

La costui superficie giace lievamente inclinata ad Est 
verso il lido del mare; è piuttosto rassettata che distur- 
bata dagli interni sviluppi ignei della terra; vede nascere 
il Sole, e vede coricarlo mezz* ora pria di toccar Y opposto 
orizzonte: non ha monti elevati che possono rimarcarsi 
con particolarità, perché derivano dalla catena degli lbblei, e 
come loro diramazioni si dilatano bassi in pianura solcata 
secondo il naturale pendio da svariati avvallamenti, dove 
si riconcentrano le acque che producono diversi torrenti, 
e sei fiumi; tre dei quali cioè Cantera, Marcellino e Moli- 
nello sono stati descritti nella topo-idrografìa del porto, e 
tre, uno chiamato Porcaria [t] mette foce 5900 m a Nord di 
Augusta nel Comunello di Brucola (2) con fare nel suo tron- 
co inferiore un Canale navigabile lungo 600 m circa che ri- 
covera barche non maggiori di W tonnellate; (3) il secondo 
chiamato Damiano non ha tronco navigabile e si scarica 
anzi sparisce come giunge al lago dei Gefsari dell' exfeudo 



[1] Alim Pentaggia sassoso. 

[2] Comunello suffragamo ad Augusta, dove esiste un an- 
tico Castello che si mantenne armato sino al 1837; è situato a 
Sud del Golfo di Catania nelV insenamento della Costa ri- 
parata dal Sud Est. Un tempo era caricatolo di grani; oggi 
d' olio, alicci salate, e pietra da calce. 

(3) Noi ci ricordiamo ricoverate Bombarde e Brigantini 
capaci di maggior numero di tonnellate, ma oggi a causa dei 
rottami di pietrisco da calce ivi caduto nel caricare le bar- 
che il fondo si trova molto interrato, e non perrnette più il 
ricovero dei citati Legni. 



52 

Murgo verso il terzo fiume San Leonardo che deriva da 
Lentini e che lo abbiamo già indicato per confine Nord del 
territorio. 

Le loro acque presate sopra corrente animano molti 
molini da grano, ed inaffiano le terre accosto le riviere, 
o che lontane le son sottoposte; aire ne vengono irrigate 
da immenze sorgive. 

Il riferito territorio e circuito da un litorale che svi- 
luppa 37,500 m dal punto dell'exfeudo Bondifè presso Y an- 
tica Colimbetra alla sponda del porto, a girare pel Ca- 
po Izzo, Santa Croce, Brucola, Agnone fino al detto fiume 
San Leonardo, i cui punti estremi son quasi equidistanti 
in linea sviluppata da Siracusa e Catania, la prima a Sud, 
e la seconda a Nord. 

Molti bassi piani vi sono attorno la sponda del Porto 
e del Seno bifonico utilizzati a Saline, ed altri verso il 
confine Nord del territorio sono addetti alla pesca e caccia. 

11 terreno terziario caratterizza questo territorio, la- 
sciando discoprire per ogni dove l'Argilla plastica color 
giallo cupo sparsa di crostacei pettiniferi marini; essa è 
<juasi sempre ricoperta nelle preminenze d'una platea del- 
lo spessore da 2 m a k m di pietra forte così detta j/ù/rj/to- 
lena; la quale è un calcario rossastro cupo composto da 
minuti rottami di madrepore commisti in pasta semicri- 
stallina a minute conchiglie e sparuti frantumi di calcario 
fortissimo; appare porosa ed è molto resistente, squillante, 
regge alla sega ad acqua, e si taglia a pezzi regolari per 
l'uniformità della sua stratificazione — Questa platea per 
lo più è sovrastata da uno strato di terra vegetale ferti- 
lissimo da 1 ad t/4 di metro di spessore, distinto secondo 
la preponderanza dei principali suoi elementi, con la 
denominazione di terra argilla-calcare-sàbbiosa, che dispare 
ncidi avvallamenti e lascia discoprire i massi staccati di 
essa platea scoscesi con la giacitura della stratificazione 
obliqua,. o sparisce del tulio con presentare sulla super- 
fi te inclinala dell'argilla una stratificazione di terra ve- 
( lale commista al sabbione calcare. 

Così presentasi adorno al bacino del porlo, enei ver- 
santi dei fiumi e dei torrenti dello intero territorio: pe- 
rò non è del tutto uniforme la compattezza della pietra; 
si Irova più compatta e granosa aeeoslo al mare; dentro 
Uria più tenera, meno compatta e più raffinata; in talu- 
ni punii stratificata a lamine; in altri non per anco con- 






53 

solidala, o nello sialo di scioglimento, secondo gli acci- 
dentali sviluppi meteorologici che la colpiscono. 

Fra le svariate parti sollevate della massa argillosa ne 
succedono le basse, dove le acque piovane vanno a de- 
porre tutto il terreno spogliato dalle prime. Questi bassi 
luoghi, o bacini di deposilo, trovansi attorno la sponda 
del porlo e del Seno Xifonico utilizzati a saline nella par- 
te più bassa e melmosa; forse un tempo facean parte del 
gran Porto e del detto Seno Xifonico, ed il sollevamento 
dei depositi l'abbia ridotti in secco. Qualunque ne fosse 
stata la causa prima, noi piuttosto incliniamo a credere 
averli abbandonato il lavorio della corrente allorché si 
ebbe impedita la circolazione per l'istmo generato nella 
penisola Corso con determinare nel retrocedere il loro 
naturale perimetro inalterabile da lanti secoli; poicchò 
non si rimarca più la giacitura della stratificazione da 
che le località hanno subbito significanti modifiche dall'ar- 
te; però taluni punti lascian discoprire i depositi dell'al- 
ghe che ne avvalorano il nostro criterio. 

Altro bacino di deposito si rinviene presso il confine 
Nord del territorio accosto il fiume S. Leonardo nello exfeu- 
do Murgo (1) che dicesi volgarmente il piano dei Polviraz- 
zo; in esso si depone nell' inverno un lago d'acqua, che nel- 
l'està va rasciugando e lascia taluni punti bassi paludosi. 
Giace presso la sponda del golfo di Catania, ed ha ad Ovest 
le masse sollevate dell' argilla sparse di rottami dei calcarlo 
madreporico in lamine fortissimo. 

11 descritto calcarlo giurgiolena, o madreporico che vuol 
dirsi, si trova dove coverto, e dove intercettato dalla pie- 
tra calcaria bianca compatta e squillante. In alcuni luoghi 
quest'altra specie di pietra è stratificata a lamine orizzonta- 
li,, come in molti punti della costa a Nord dei capo Santa 
Croce, ed ha immedesimati nella massa molte conchiglie 
bivalve. In altri luoghi non lascia distinguere alcuna strati- 
ficazione; anzi piuttosto si presenta in massa irregolare 
detta selvaggia dai tagliamone eie citate conchiglie spari- 
sconoosi ritrovano assai più rare. Talune vòlte- si òssei va 
a macigni staccati in contatto i cui vuoti son ripieni di lina 
terra calcaria argillosa in pasta, come nel promnjvTorfr) Car- 
rubazzo e Granatelli del seno Xifonico, da dove sì ricava una 



fi) Dorè esisteva V antica Morqanzia* 



54 

calce eminentemente grassa (1) e con essa molti grossi ma- 
cigni lavorabili per opere d'intaglio (2), le di cui qualità van- 
no sminuendo a misura che più si dirama verso Nord sino al- 
la spiaggia di Brucola, dove si trae la sola pietra da calce più 
magra della cennata [3] 

Nella costa Orientale dal Capo Santa Croce a Brucola 
il riferito calcario bianco si trova in qualche punto sovrap- 
posto a ciottoli calcarei diluviali ammassati d' un succo 
calcario, ed anche viene interrotto in varii punti d' uno 
altro calcano molto tenero, grossiero e facile a sgretolarsi, 
perchè abbonda d' arenaria; questo conserva i pettini, 
si trova regolarmente stratificato, e d'un colore giallastro; 
si taglia con la sega a pezzi parallelepipedi per fabbriche 
di muri intermedi! dello spessore da 1/4 ad 1/8 di metro, 
ed esposto all' aria si riveste d'una scorza forte e resisten- 
te. Detto calcario arenario riappare in Brucola e nella 
costa chele sta a Nord inoltrandosi dentro terra finché 
dispare con 1' apparire delle terre vulcaniche. 

Sovente il menlovato calcario bianco selvaggio si rin- 
viene lungo la costa predetta da Brucola ad Agnone: pe- 
rò dove interrotto da una serie di materie vulcaniche; do- 
ve si alternano stratificati da sotto in sopra, cioè la lava 
basaltina sopra il calcario, indi due strati separati della 
stessa lava e sopra l'altro strato calcario, e dove finalmen- 
te la breccia vulcanica si trova ammassata dal carbonato 
di calce variamente colorato dall' ossido di ferro. 

Riportando la medesima ricognizione nell' interno del 



(i) Nel paese questa calce è la più ricercata, perchè inolio 
grassa e negV impasti prende due parti di sabbia. Per la 
costruzione dei lavori idraulici del molo di Catania, questa 
calce è stata preferita nello appalto. Perla sua buona qualità 
si trasporta in Catania e fino al Riposto, in tutti i paesi 
del lillorale. 

(2) Questa pietra per la sua fortezza non può lavorarsi 
finita dai nostri scarpellini che usano la martellina; per cui 
si adatta alle opere grossolane come basolali, gradinate e simili: 
si sega la più tenace con la sega ad acqua e la pia tenera 
con quella a denti. 

(3) Onesta pietra si trasporta eoi idi 'imamente in Catania* 
A ci Reale e Riposto con le barche da ±0 a VO tonnellate, come 
si cenilo precedentemente, anche cotta in fornace. 



S5 

territorio, per ogni dove sull' argilla vi è il calcano giur- 

fiolena con sopra lo strato di terra vegetale; il calcano 
ianco gli succede e qualche volta lo sovrasta ; perlop- 
più gli suole succedere negli avvallamenti dei torrenti e 
dei fiumi, e suole sovrastarlo nei monti che dominano le 
pianure: gli antichi basalti globulari senza rispettarli vi 
si trovano intromessi con sconvolgere o disturbare le loro 
stratificazioni, mescolarvi il peperino, scostare quando gli 
sta accanto sino a variarne il colore della pietra calcaria. 
Intanto un nuovo succo lapideo di carbonato di calce ne 
ha riuniti tanti frantumi di pietra vulcanica con fare mol- 
ti ammassi di marmo breccia le cui accidentali svenature 
son sorprendenti nella lucidezza che prendono. 

Diverse fonti del territorio, le cui acque son limpidissimi 
trascinano un succo lapideo o carbonato di calce, che de- 

f)ongono nei fossati per dove scorrono, e ne rivestono tutte 
e foglie dei caduti virgulti nel corso d' un anno.- queste 
foglie così rivestite ritengono gli stessi sentimenti propri 
naturali, e tolte da quei fossi sembrano scolpite nella pietra 
d' un tempo immemorabile. 

Finalmente una fonte minerale d' acqua solforea vi è 
nel tronco inferiore del fiume Porcaria vicino il comunello 
di Brucola che potrebbe dar luogo alle speculazioni,, ma 
che non si cura né vi si pensa. Essa scaturisce da uno 
di quei macigni calcarei bianchi, da cui si ritrae la pietra 
da calce; nessuno indizio di solfato di calce vi è in quei 
dintorni, ne nei territori vicini; si rinviene moltissimo lon- 
tano da noi, quindi non può giudicarsi con precisione 
sulla sua derivazione e qualunque assertiva sarebbe e- 
quivoca. 

ft 3.» 

Feracità e prodotti del territorio 

La fertilità delle terre in generale deriva della perfetta 
commistione dei principali elementi terrei e dalla loro buona 
esposizione; essi elementi traggono origine dalla scompo- 
sizione delle rocce che ne ingombrano la superficie (1), 
eccetto il caso che la ricopre qualche sviluppo viscerale 



(1) Davy Arte di preparare le terre, versione italiana di 
Gaetano Scia f ani 'impressa in Palermo nel 183] a pagina. 166. 



&6 

terrestre, e tutt' altre circostanze eccezionali capaci a farle 
cambiare aspetto, ma non avverandosi siffatti casi, il sano 
giudizio conduce a ritenere come base essenziale il principio 
poc' anzi stabilito. Ora per esporre ben determinata la 
fertilità del territorio, giova molto una generale classificazione 
diretta a far discernere la principale sua natura intrinseca 
e le particolari circostanze che vi si associano, sia nella 
qualità della terra, che nella sua esposizione fìsica. Baste- 
rebbe la sola parte geognostica per dimostrare quanto sia 
fertile; giacché dalla stessa si deduce, che tutte le stra- 
tificazioni vegetali derivano dalla scomposizione delle rocce 
calcane e basaltiche (1) ma noi non contenti, vogliamo 
esporla tassativamente ordinata secondo la particolare 
attitudine delle varie località* 

Perciò chissifichiamo il territorio. 1. In terre compo- 
nenti i bacini di deposito. 2. Terreni che compongono i 
versanti degli avvallamenti. 3. Terreni in pianura rilevata 
derivati dal calcano. E 4. finalmente, terreni in pianura 
rilevata derivati dal basalto globulare del Val di Noto. 

Secondo la riferita classificazione anderemo noi ad 
esporre qui appresso la feracità e le produzioni di que- 
sto territorio. 

1. 1 bacini di deposito da noi descriiti contengono 
molti terreni piani,, solescenti e poco rilevati dal nelo 
grasso del mare; i quali conservano tutti i caratteri della 
torba f2); sono fertilissimi alle praterie spontanee; i fru- 
menti vi producono il 16 per i, ed ogni specie di cereali 
vi trova un singolare incremento. Questi terreni hanno 
un sottostrato d' argilla commista al sabbione calcare, 
che limita lo spessore dello strato di torba da l. m a ,n , 
25, e più sotto al detto sabbione succede la pura argilla. 
Laddove il soprastrato si limita fra li m , 50, e più di 
spessezza vi crescono rigogliosi, grati e generosi oltremodo 
all'agricoltura la vigna, l'ulivo, il carobolo, il mandorlo, 
il fico, il gelso, T albicocco, 1' azzaruolo, il sorbo, il pero, 
il melograno, il prugno, il pomo, gli agrumi ed ogni 
specie di alberi fruttiferi che si adattano al clima, come 
siano il nespolo giapponico ed il gelso filippino. 



(\) Davy a pagina precitata. 

{%) Vedi corso <f Agricoltura di Paolo Jialsamo opera 
medila pubblicata da Carlo Somma in Palermo nel 1855 a 
payuia 96. 



5T 



Nei primi due anni di coltura che si da alla piantag- 
gine delle vigne, vi si coltivano le faggiuole e melloni di 
ogni genere, siano d' està o d' inverno e le zucche lunghe, 
le cui produzioni riescono oltremodo gustose; il cece prin- 
cipe è un cece particolare molto grosso che queste terre 
producono; il carcioffo è pure particolare nella grandezza, 
così anco ogni specie di piantaggione si particolarizza 
dagli altri luoghi. 

Tra i citati bacini il più distinto è quello che si col- 
tiva in secco situato a Nord della sponda del porto e del 
seno Xifonico; gli altri tuttoché fertili, non si mantengono 
in quel grado di diseccamelo, e la torba del soprastrato, 
oltreché è più sciolta, varia dal nero al bigio cupo, a 
causa delle estranee miscele depositate da qualche alluvione 
fluviale o marittimo (1). 

Hanno fonti particolari, ed i loro ortaggi son deliziosi 
ed uberiosi; tutto in essi alligna e produce bene; alle 
vigne si son sostituiti gli agrumeti, i pometi e le pergole 
rampicate al noce, al pioppo ed al bagolare. I canneti 
ingombrano i cigli dei fossati,, e le parti melmose ed inculte 
son riserbate alle naturali praterie estive. 

Il bacino di S. Gusmano (2) a Sud del territorio, presso 
la sponda Ovest del porto, produce fin tre ricolti annui; 
se si semina a grano, dopo la messe si semina il faggiuolo; 
o le piante ortalizie ed indi il faggiuolo; se poi a canapa, 
si fa similmente, ed indi si prepara a grano. L' eccessiva 
quantità d' acqua lo rende oltremodo proficuo a questo 
genere di coltura, anziché ad altro. 

Il bacino del Murgo finalmente no» la cederebbe agli 
altri, se il barone Riso, a cui appartiene,, v'impiegherebbe 
qualche somma a disseccarne tutto il piano del Polvirazzo. 
Onesto bacino è molto spazioso ed è diviso in tre parti, 



(1) Si ricordano i nostri padri, e ci rammentano imo 
orrendo uragano che parea inondare Augusta, ma che dopo 
la durata di tre giorni calmò, e lasciò dentro terra molti 
depositi, fin anco gran quantità di pesci, 

(2) In questo bacino che tuttora chiamano, il pantano 
era fondata V antica colimbetra da Dedalo; della quale ne 
esiste il gran muro ed i vestiggi del modo come era combinata. 
Leggi la nota alla fonte di Cantera nella parte 1 Cenno To- 
poidrografico. 



58 

una resta in secco seminabile a grani e cereali, Y altra 
s'irriga con V acqua del fiume Damiano, e la terza resta 
paludosa. La prima coltivata a frumento giunge a produrre 
più del 16 per 1, i suoi prati naturali sono rigogliosissimi, 
e si presta generosa alla canapa in secco ed al lino. La 
seconda fa due raccolti Tanno generosi, una di frumento, 
e 1' altra di faggiuoli; anche a riso ed a pascolo. La terza 
in ultimo, come si allaga nell'inverno si addice alla caccia, 
e diseccando nelT està al pascolo, al taglio dei cespugli ed 
al ricolto d' erbe medicinali. 

2. Tutte le terre in pendio attorno i descritti bacini ed 
avvallamenti del territorio, eccetto quei luoghi involucrati 
dalle rocce, sono ammassi cT argilla plastica ricoperti d' uno 
strato d* argilla -calcare-sabbiosa commisto al terriccio, 
col loro declivio naturale e rassettato, ed in alcuni siti é 
sparso di rottami e massi staccati di pietra calcaria madre- 
porica: la loro fertilità è relativa allo spessore del sopra- 
strato. Seminate a grano producono dal 6 al 12 peri; rare 
volte passano questi limiti, e lasciate a praterie spontanee, 
i loro pascoli e nenate sono impinguanti; perchè abbondanti 
di sulla (1). 

Queste terre non favoriscono la buona produzione dei 
legumi, né la coltura delle vigne ed alberi di cgni sorta, 
menocchè il soprastrato vegetale non abbonda di tritume 
calcano. 

Poche sono nel territorio siffatte terre, e non occupano 
che il quadrante Nord- Ovest del bacino a Nord della sponda 
del porto e del seno Xifonico, e poche altre sono a Sud- 
Ovest del Comunello di Brucola, che insieme unite appena 
possono compiere la superficie di 50 ettari. 

Le restanti terre in pendio che occupano i versanti dei 
fiumi e torrenti lungo i tronchi superiori, non che di 
qualche lato dei detti bacini, son rivestite, o dagli ammassi 
ai rocce calcane bianche, o da macigni staccati e scivolati 
di calcario madreporico, oppure da rottami e tritumi di 
ogni specie di pietra calcaria in dissoluzione , ed anche 
in pochi luoghi sono un ammasso di peperino vulcanico 
commisto a macigni e frantumi di pietra basaltina globu- 
lare in dissoluzione, e riammassata dal carbonato di calco. 

La fertilità delle riferite terre ò sorprendente, e benché 



(!) Aedysarutn coronarìum. 



59 

non può superare i descritti bacini di deposito, pure dal 
sottostrato le piante ed alberi traggono un nutrimento, 
che rende ammirevole la loro vegetazione. Son notevoli 
i ricolti dei grani, e dei legumi; la bellezza dei prati na- 
turali e dei fieni; le vigne, 1' ulivo, il carobolo, il mandorlo, 
l'albicocco, il fico, il pero, il pomo, il gelso-moro ed il 
melograno vi trovano il loro incremento, e retribuiscono 
con usura le fatighe dell' agricoltore. 

Nel genere delle terre in pendio debbano comprendersi 
tutte le coste del litorale, di cui finora non si è fatto 
motto. Esse derivano dalla dissoluzione della pietra cal- 
carla commista al terriccio I fascinaio dallo scorrere delle 
acque piovane, e di conseguenza eccellenti alla vegetazione; 
ma siccome le località som colpite dagli spruzzi delle acque 
marine sollevate dagli invernali uragani , si è speculato 
riempirli di vigneti circuiti da muri rivestiti nel lato in- 
terno dalle siepi fruttiferi di ficodindica (i)* 

Questi vigneti son floridi e generosi; la maturazione del 
loro frutto precede 15 giorni alle descritte contrade, e 
producono vini leggieri e meno poderosi in paragone di 
tutto il territorio. 

Per le riferite ragioni gli alberi non s'innalzano rigogliosi 
in dette terre, ma si piegano strisciando nella superfìcie 
quasi volessero evitare il furore dei venti; però nei siti 
riparati vi alligna il fico, il mandorlo, 1' ulivo ed il carobolo, 
i cui prodotti sono più apprezzali nel paese. Il frumento 
produce dal 4 ad 8 per 1/ le praterie sono spontanea 
ed impinguanti; i fieni moderati, e dei legumi solo vi 
alligna il faggiolo; gli altri son pasto degli animali qua- 
drupedi selvatici che vivono in detti luoghi. 

3. Le terre in pianura rilevata che derivano dal cal- 
cano, si adattano ad ogni sorta di coltura; il loro so- 
prastrato contiene gran quantità di terriccio, ed il sotto- 
strato sia di calcareo madreporico o di calcario bianco, 
sia molto avvicinato alla superfìcie esterna, o più disco- 
sto, sempre gli somministra gli incrementi proficui alle 
piante ed alberi che vi vegetano; e dove il soprastrato 
è tenue e non soddisfa i bisogni degli alberi, le loro ra- 
dici si fanno strada per le fenditure della pietra del 
detto sottostrato e ne traggono il dippiù degli umori 



(1) Ficus indica. 



60 

necessarii; spesse volte questo si presenta scabbro e spo- 
gliato dalla terra vegetale che lo rivestiva, eppure è 
coverto d' alberi ben nudriti; ciò fa vedere chiaro quanto 
F indicata pietra favorisce la vegetazione. 

Le riferite terre in taluni punti hanno il beneficio delle 
acque correnti e producono ogni specie di piante ortali- 
zie non che la canapa, i faggiuoli, ed il riso; gli agru- 
meti son maestosi e doviziosi; il noce, il mandarlo V uli- 
vo, il pomo, il prugno e le pergole vi crescono a meravi- 
glia; lungo le sponde dei fossati dove scorrono le acque, 
s' innalzano i pioppi, i salici, gli olmi, i bagolari, i gelsi 
ed i canneti: in somma tutti i vegetabili indigeni siano 
fruttiferi o di costruzione che si adattano al clima, vi alli- 
gnano stupendamente e non si lascia angolo di terra vuoto. 
Negli altri luoghi secchi meno dei piani sopra la costa 
orientale i frumenti producono dal 6 al ìk per 1 in ragion 
diretta della minore o maggior spessezza del soprastrato: | 
floride abbondanti ed impinguanti, sono le praterie: il ri- 
colto dei fieni eccellente ed in quantità; abbondanti le fa- 
ve ed i ceci: le vigne, gli ulivi, ì mandorli, i caroboli , e 
tutte le specie degli alberi fruttiferi descritti per le altre , 
terre secche traggono da queste un speciale incremento; 
sino la palma si è familiarizzata e ci da il frutto. Son ge- 
nerose le vigne e poderosi i vini, maestosi gli ulivi con 
gli altri alberi, e nutriti, abbondanti, ed eccellenti i loro i 
prodotti, a segno che animano allo acquisto degli indicati 
fondi con un caposoldo. 

I piani poiché dominano la costa Orientale del territo- 
rio, dal capo Santa Croce a Brucola, sono qualche poco più 
inferiori nelle produzioni; i frumenti danno dal k ad 8 per 1 
V erbe spontanee delle praterie impinguanti, ed i fieni me- 
diocri, pure le fave ed i ceci; i vigneti son moderati nelle 
produzioni, ma son leggieri i loro vini ed anticipano la 
maturazione: gli olivi il carobolo, li mandorli, li fico, e fi- 
codindica vi allignano bene; ma nelle produzioni, meno del 
fìcodindica, non superano in verun modo gli anzidetti ter- 
reni. 

4. In fine, tutte le terre in pianura rilevata, derivate 
dal basalto globulare, son poche nel territorio, e per lo 
più a Nord di esso; pochissime all' estremo Sud. Ksse con- 
tengono il peperino vulcanico, e spesso un sottostrato di 
argilla color rosso arancino cupo, che appare scoltala e 
disturbala nella giacitura, perchè commista a macigni ba- 
saltini scomposti in parte* 



61 

Queste terre son trattate per loppiù a seminerio ed a 
pascolo; essendocchè danno un rimarcato vantaggio ai pro- 
prietari: a frumenti non la cedono alle precedenti; similmen- 
te a fave e ceci: lasciate per pascolo, l'erbe spontanee che 
le coprono nutrono gli armenti a meraviglia, e sono eccel- 
lenti i loro fieni. Crescono spontanei gli ogliastri, e s' in- 
nestano adulivi, che producono in abbondanza, ma non 
sviluppano facoltosi nel senso dei precedenti, il carobolo 
trova pure il suo nutrimento, e produce, ma non ugua- 
glia i descritti; tutt* altri alberi richiedono una speciale 
cura per avere una floridezza rimarchevole che potrebbe 
notarsi non come proprietà comune delle terre ma piut- 
tosto come un caso industriale. 

Non è nostro proponimento lo intromettere in queste 
pagine una disertazione sui gradi di miglioramento, che 
potrebbero avere tutte le terre del territorio e le specie di 
coltura d'adottarsi per trarne maggiori vantaggi; ciò riguar- 
da un trattato particolare, destinato al progresso deir A- 
gricoltura, che separatamente potremo compilare; ma nel 
presente caso converrebbe presentare un quadro gene- 
rale di tutte le produzioni del territorio con le relative 
qualità, molto difficile a farsi; perchè non possono aver- 
si da ciascun particolare quei minuziali dettagli, che si 
ricercano; in qualunque modo dalle notizie, che abbia- 
mo potuto attingere presenteremo in fine un quadro sta- 
tistico che farà rimarcare più compitamente possibile tut- 
to quanto riguarda questa seconda parte. 

§ 4. 

Industria degli abitanti 

La parte industriale del paese comprende ogni sorta 
di speculazione degli abitanti per ricavarne i mezzi di 
sussistenza e di aggiatezza. Questo ramo in Augusta ab- 
braccia il territorio, il maree la città; il primo riguarda 
il modo di trattare le terre egli alberi, il secondo verte 
sulle Saline su tutti i rami di pesca e navigazione, ed il 
terzo sulle arti e mestieri. Molto ci occuperebbe questo 
articolo se si trattasse estesamente con tutti i minuti 
raguagli ma noi e' ingegneremo esporlo nel più breve mo- 
lo possibile senza togliere alcuna particolarità interes- 
sante, 



62 

Coltura delle terre— La semplicità dell' aratro co- 
mune adattabile ad ogni specie di terra e modo di col- 
tura, non si è creduto abbandonare dai nostri Agricolto- 
ri. Con esso si rompe la terra a seminarsi una sol volta 

due dando la seconda passata a traversa della prima, poi 
si semina a mano, e si ripassa con lo stesso Aratro per 
coprire la semente, spesso si rompe nell' està per trovar- 
la più sciolta nel tempo della semina; sparso il seme si 
rompono con zapponcini le zolle, germinato si netta con 
gì' istessi, e cresciuto si rinetta a mano. Con esso aratro 
si rompe la terra concimata per favate indi si ritorna 
a solcarla e si seminano a mano ledette fave, poi si zap- 
pano la prima volta come sono germinate ed indi la se- 
conda volta come sbucciano i fiori. Col medesimo aratro 
si rompe la terra per la semina dei ceci come si usa pel 
frumento e germinati si zappano. Coir istesso si scioglie 
a più passate la terra, sia secca od irrigua per la semina 
del lino, faggiuoli o canapa, il seme si sparge a mano, co- 
me il frumento, e si copre nell' ugual modo, con impie- 
garsi tutta la cura a nettarsi tutte 1' erbe estranee. 

Si miete il grano con la piccola falce ad una mano, 
le fave, ceci, faggiuole, lino e canapa si spiantano, ed a 
manate si lasciano diseccare; poi si raccolgono, se ne 
fanno i covoni e si appostano a piramide, meno del lino 
e canapa, che si battono prima per raccogliersi i semi. 
A completare il ricolto segue in ultimo la trebbia dei 
primi, che Si spagliano col tridente di Jegno, poi si va- 
gliano, e si conservano; ed i secondi cioè, il lino e canapa 
s'affondano nell'acqua a macerare, dopo usciti e disec- 
cati si gramolano, e si conserva il filo. 

La coltivazione delle risiere è una particolare speco- 
lazione eh' esercitano pochi lentinesi nel territorio, alla 
quale i nostri non si adattano; però sono più versali agli 
ortaggi destinati ai bisogni del paese: è questo un ramo 
d' industria comune e limitato che ci può risparmiare 
qualche pagina; laonde ritornando al nostro proposito e li 
passiamo a dare qualche cenno sul turno agrario. 

11 turno delle terre seminative consiste in lasciarle a 
vuote dopo il ricollo, alla loto spontanea produzione dei ila 

f)rati, pdr poi ritornare a seminarli; e laddove lo permette m 
a qualità delle terre, anziché lasciarle in riposo, si col- h 

1 ivano ad orzo, favo e crei; e nei bacini di deposito, a sii 
lino, canapa e fagginali. Le prateriesi fanno pascolare da- pe 

no 



63 

gli armenti nella maggior parte, lasciandone il bastevole 
dell'erba da taglio e del fieno per la coltura dei fondi. 
Gli orzi qualche volta si tagliano per erba, edindi si la- 
sciano ripullulare per raccogliersi un certo prodotto, o 
la terra ingombra si semina a grano marzuolo sovescian- 
done i resti erbacei dell'orzo — Ed in ultimo, le fave e ceci 
molte volte si raccolgono verdi per smaltirli in piazza. 

Vigneti — I vigneti fanno uno degli estesi rami del- 
l' industria agricola del paese, e sono di due specie secon- 
do il modo di coltivarli, cioè di aratro, e di zappa. Quelli 
cT Aratro occupano grandi spazi di terra piana sgombra 
d'alberi e coverta da viti piantati distanti tra loro 1 m , 20 
i di cui tronchi sporgono fuori terra non più di m 50, 
ed una via li circonda per far girare nella coltura una 
coppia di bovi aggiogati— Gli altri di zappa occupano mi- 
nori spazi di terra con alberi fruttiferi nel mezzo, dove 
le viti son distanti tra loro da i m , ad l m , 08 e sporgenti 
! i dalla terra circa m t0. La loro durata non supera li 40 
i anni, quando si rimpiazzano le viti che si perdono con 
), tommare sotterra le vicine. 

a Si piantano i sopradetti vigneti in fori profondi fino a 

e, m , 75 fatti con un palo di ferro acuminato lungo l m ed 
oi ammanicate nella testa trasversalmente da un grosso 
ili legno simile a due coni obliqui uguali e riuniti alla ba- 
ij se; questo foratoio è maneggiato da un uomo, che lo pren- 
i de pel manico e l'introduce nel punto determinato for- 
ii zandolo a penetrare nel terreno che si ammollisce umet- 
} tandolo, e qualora non cede lo leva dallo buco, lo affida 
in alto alla mano destra che con impeto ritorna ad in- 
> trodurlo finché penetra nella terra sino al manico, e così 
la via seguitando. In siffatti buchi si conficcano i tralci della 
lì vite nettati dai polloni, poi si riempiono a poco a poco 
e di terra, che si comprime forte con un palo di legno per 
t fermarveli; ed in fine si passa a dissodare la terra o con 
e ! l'aratro o con lo zappone secondo la loro natura. 

Si coltivano detti Vigneti, se son d' aratro, con cinque 
le a sei arature dirette, trasversali ed oblique, dopo la pu- 
j ta quando son risolvuti gli umori, e con una zappa co- 
lf me s'induriscono i tralci. Se son di zappa, con guattro 
I fino a sei zappe, cominciando la prima in novembre, le 
i altre medie come si risolvono gli umori gradatamente, la 
i penultima dopo germogliate le viti, e 1' ultima quando so- 
no induriti i tralci. 



64 

La puta si fa stretta con lasciare li due nodi delle can- 
ne dei tralci congiunti alla vite, ed a cjuesta non più di 
due a tre spalle; se spuntano più tralci inutili le si svel- 
lono teneri per accrescere umori al frutto, ed induriti i 
rimanenti si stringono ed avvolgono paratamente per ogni 
vite, onde non farli più estendere e concentrare gli umori 
nel frutto. 

Le si sparge il zolfo in polvere per far sparire il grit- 
togoma come le viti son germinate; si ripete l'operazione 
allorché i gocci dei grappoli son quanto i semi della ca- 
napa, ed occorrendo si replica. 

Maturate le racemie si raccolgono e si trasportano nel 
palmento; là si pigiano e si fa andare il mosto nel re- 
cipiente; la pasta si spreme nel torcolo poi si versa com- 
mista all'altra lievita da più giorni nel detto pigiatoio con 
il mosto; si ripigia e si chiuaono le aperture; come di- 
viene lievita galleggia ed il mosto resta sotto; si stura il 
piggiatoio e si fa andare esso mosto nel recipiente; la pa- 
sta si torna a spremere, il mosto che si ricava si unisce 
all'altro per passarsi a conservare. 

I vini dolci, ossiano l 'Amarena, il Zibibbo, il Mantonico 
ed il Moscato si traggono dall'uva scelta appassita al sole 
circa a 20 giorni riparandola dall'umido; si pigia e si con- 
serva il mosto dolce senza farlo lievitare. 

uliveti — Gli oliveti fanno altro ramo estesissimo del- 
l'industria territoriale; derivano dagli ogliastri cresciuti 
spontaneamente ed innestati; ma quando se ne fa una 
piantaggione nelle vigne di zappa giunte a mezza età, si 
piantano gli ogliastri innestati distanti tra loro5 m , che 
si coltivano con la vigna per trovarsi adulti quando si 
perde. 

Gli oliveti adulti non si coltivano, ma risentono la col- 
tura dei campi dove vegetano, tutto al più alcuni proprie- 
tari vi fanno le conche di terra attorno i ceppi. 

Si raccolgono le olive, all'uso comune, e similmente 
se ne estrae l'olio mercan Ubile e ricercato,, perchè limpido, 
color d'ambra odi sapor gustoso. Taluni distinti partico- 
lari poi n'cstraggono l'olio bianco di lusso dall'oliva ver- 
de allora raccolta. 

Mandorli etl altri Alberi — Osgi si è introdotto 
il sistema di piantare le mandorle nelle vigne che hall 
trascorsa la gioventù, ed a capo di pochi anni s'innesta- 
no, per aversi le chiuse di mandorli quando vanno a per- 



65 

dersi le dette vigne. Molti alberi come l'albicocco, il pru- 
gno, il pesco e simili s' innestano sul mandorlo selvatico 
per avere più durata nel mezzo a queste vigne*- Il pesco, 
il melo, il sorbo, l'azzaruolo ed il nespolo s innestano sul 
selvatico della propria famiglia, e si coltivano nelle stes- 
se vigne*- Il fico vi si pianta arami domestici, nel mede- 
simo modo delle vigne, e molte volte s'innesta per va- 
riarne la Qualità del frutto. Pel noce si pianta il frutto, 
anche pel bagolare, ed in fine si piantano i rampolli per 
gì' alberi infruttiferi. 

Agra ine li— Gli agrumeti sono altro ramo d' industria 
territoriale, che si va dilatando per divenir gigantesco. 
Si piantano in terreni irrigui i piantoni innestati derivati 
dal seme distanti tra loro 4 m ,50; oppure in un fossato se 
ne fa la piantonaia con rami capovolti tagliati dagli al- 
beri, e dopo ben germinati si spiantano e si ripiantano nei 
fossi appositamente preparati; però s'inclina più nel pri- 
mo che nel secondo modo, perchè l'albero diviene più 
stabile nella ceppaia. 

Si coltivano con farvi attorno i ceppi le conche per 
beverarli, e con arare la terra onde piantarla a laggiuoli, 
e piante ortalizie. 

Si raccolgono i frutti, o per incassarli ed: imbarcarli. per 
l'estero, o per vendersi ai mercato, o per estrone i suc- 
chi con riempirne botti* e dalle scorze gli oli essenziali, 
che s imbottigliano e s'imbarcano pure per l'estero* 

Saline— Le Saline fanno un esteso, ramo d'industria 
marittima che fa avere immensi rapporti con l'estero. La 
industria speculativa ha fatto mettere a profitto tutti i ter- 
reni paludosi accosto il maFe, con ripianare le parti più 
rilevate, e riempire le più basse livellandole, e staccandole 
totalmente con un gran fossato dalle tence che possono, 
produrgli scoli d'acqua dolce., 

Nel loro spazio racchiuso, la parte sottoposta al pelo 

f;rasso del mare si lascia per conservare e far riscaldare 
e costui acque, che ad arte vi si rinserrano; poi si ti- 
rano con spire a mano, e si passano nelle caselle media- 
trici più rilevate* dove si riscaldano dal sole, depongono 
le materie estranee e divengono rosse aFangine, ed infi- 
ne, operando ugualmente si passano da queste alle casel- 
le di sale, anche più rilevate, per farle cristallizzare, Com- 
pita la cristallizzazione si raccoglie in gran cumoli pira- 
midali^ che copronsi di tegole, e si conserva T acqua- 



66 

madre rimasta per trarne il solfato di magnesia impuro, 
che con apposito processo si rettifica. 

Pesca d' ogni specie — II ceto dei marinai pe- 
scatori è molto ramificato in città; taluni pescano con 
piccole nasse di giunco nel porto; altri con grandi nas- 
se fuori il porto; molti con reti di varie specie che si 
combinano secondo la diversità dei pesci, e finalmen- 
te vi si adattono con le setole a mano. Abilissimi i no- 
stri marinai pescatori son versati ad ogni genere di pe- 
sca ed al salato delle sarde ed alicci con abbondare il 
paese proprio, i vicini, il continente e V estero. 

Watrigaxlofie — Il ceto poi dei marinai naviganti 
è adattato al piccolo cabbotaggio, per non esservi possenti 
capitalisti che 1* incoraggiano e sollievano. La loro corsa 
è attorno la Sicilia fino a Napoli ed in Malta ad aspor- 
tare i prodotti del paese; essi non potrebbero arrivare a 
smerciarli, se non venissero dall' estero quantità di grossi 
legni ad estrarli. 

Lavori d'argilla: Un ceto di maestri adattato a 
lavorare I' argilla da stoviglie si è diramato oltremodo ed i 
suoi lavori sono ricercatissimi. Costruiscono vasi d' o- 
gni grandezza per stiparvi l'olio ed altri liquidi o flui- 
di, belle tegole, mattoni per fabbriche e quadrelli per 
pavimenti •— I lavori son grossieri ed adattati ai bisogni 
comuni perla durata eia ricerca che se ne fa nel commer- 
cio. 

Pietra da calce e d'Intaglio —Altro ceto di 
maestri tagliamonti vi è occupato alar pietra da calce e 
e d' intaglio per la costruzione delle fabbriche; non è me- 
no esteso del precedente, perchè provvede tutto il litto- 
ra!e delia provincia di Catania, La pietra da calce si ta- 
glia irregolare; quella d' intaglio a pezzi parallelepipedi 
secondo le ricerche; la prima con pistolette, e la seconda 
con picconi, cunei, mazze e pali di ferro. 

H<'ahbricatori, ferrai, fallegnami, ed ogni 
arie e mestieri ~ Al mestiere del fabbricatore si ac- 
coppia quello dello stucchiatore e dello scalpellino, per- 
chè son limitate le fabbriche, che si costruiscono. A quel- 
lo del ferraio si accoppia 1' altro del veterenario. Al 
fallegname di mobilia, la scoltura e 1' altre opere gros- 
solane; ed al fallegname barcaiolo tutto quanto l'è sub- 
bordinato* Mssi vi riescono a meraviglia fi eli' esecuzione 
dei lavori per naturale disposizione e si accomodano alle 



67 

circostanze del paese; son padroni dell' aria, spediti di 
mano, arditi ed intraprendenti. 

Similmente, i sartori servono ad ambii sessi, ancora 
i calzolai. 

I frascaioli tagliano, affasciano, trasportano sulle spal- 
le e con le barche i cespugli delle terre inculte. I con- 
tadini si adattano a tutti i lavori campestri. I cordai fab- 
bricano ogni sorta di corde, fino alle gomene dei legni 
mercantili. Le donne del basso ceto filano il lino, la ca- 
napa dopo cardati e ne fanno le reti, la tela ed ogni altro 
utensile di famiglia. E finalmente il tagliare , cucire, rica- 
mare e simili lavori caserecci, son proprii delle donne del 
medio ed alto ceto* 

s«. 

Relazioni commerciali con lo interno e lo esterno della Sicilia 
e necessità di elargarli 

Lo scambio dei prodotti industriali d' ogni specie fra 
più popoli secondo i bisogni e la posizione rispettiva, prò - 
ducono ciò che chiamiamo relazioni commerciali; le quali 
vanno ad ampliarsi a misura che cresce la civilizzazione, 
il lusso gli interessili numero degli abitanti e la loro spe- 
culazione. 

Augusta col suo bellissimo porto e le produzioni che 
ritrae ualT industria marittima e terrestre dei suoi abitanti, 
invita a Carlentini, Lentini, Melilli, Priolo, Villasmundo Sor- 
tino, Cassaro, Feria, Francofonte, Scordia, Floridia ed altri 
paesi dell'interno allo scambio delle loro derrata. Essi le 
trasmettono per gli usi del paese e per l'asportazione il 
carbone ed ogni specie di cereali e legumi prodotti dai pro- 
prii territori^ e richiamano il sale, le tegole, ogni genere 
di vasi d'argilla cotta, mattoni, il pesce fresco, gii alicci 
sotto sale ed altro. 

Augusta accoglie e ripara le greggi ed i pastori di Cata- 
nia, di Aci e dei paesi sotto I' Etna, che fuggono i rig- 
gidi asili nelle stagioni invernali, e Y invita ad impinguar- 
si nei prati naturali del suo territorio, ed a far mercato 
delle loro lane e caci con gli stranieri. Manda pietra da 
calce e d' intaglio alle stesse città ed a tutti i paesi del 
loio littorale. Il sale, le sarde, gli alicci salati, il vino, 
V elio, le olive sotto sale, le caiobole, le mandorle e gli 



68 

agrumi incassati con altri generi commerciali fa traspor- 
tare in Malta, in Grecia, nell'Adriatico, nel Bosforo nel 
mar Nero, nel continente Italiano, ed in altri punti orien- 
tali ed occidentali del mediterraneo (l) dai quali se ne 
incettano tavole, travi, ferro, carbon fossile, e tessuti di 
ogni sorta. 

Negli anni siccidi e carestosi poi, quando le produzio- 
ni dei cereali non corrispondono ubertose, da essi luoghi 
se ne traggono le granaglie le fave ed i ceci onde tras- 
metterli nelT interno dell' isola. 

Il commercio conduce in questo porto quasi tutte le 
nazioni marittime del Mediterraneo, dell' Oceano e del 
Baltico (2) con le loro navi mercantili, e le mette in re- 
lazione con la popolazione. Esso richiama dai vicini paesi 
e manda ad incettare lo che manca, e ne dilata i rap- 
porti, propaga le specolazioni, anima e solleva lo spirito 
rustico di quelli che stanno annichilati nei covili; dirozza 
ed introduce le ricchezze. Però nel paese non presenta 
quella vita mercantile florida ed opulenta dei popoli at- 
tivi ed occupati a questo ramo; segno evidente di qual- 
che ostacolo al progresso popolare. 

Lo sviluppo progressivo commerciale di questo popo- 
lo non può andar di pari passo a quello delle cospicue 
Città Siciliane, perchè radicalmente inceppata nelle cat- 
tive istruzioni, fra pochi speculanti, privo di soccorsi, e 
dei rispettivi Dock tanto interessanti alla marina mercan- 
tile; laonde è rimasto mal avviato nel sentiero commer- 
ciale, distratto e disanimato da facili maneggi, o per dir 
meglio per deficienza di mezzi e di comodi. Dobbiamo 
a tutto questo aggiungere che il capriccioso dispotismo 
mal ponderando le risorse commerciali, i rapporti di sim- 
patia, e la disianza tra le popolazioni, aggiocava il gran 
porto e piazza di Augusta alla dipendenza di Siracusa ca- 
po luogo provinciale, il cui porto e fortificazioni faceta 
dimenticare, come è naturale, la riferita piazza con il re- 



(1) Un legno Siracusano anni sono si caricava di tegole 
qui in Augusta e l'asportava in Sardegna non saprei in qual 
luogo, 

(*2) Sono dette nazioni, gli Ottomani, i Greci, l Veneziani 
i Triestini, i Dalmazi, % Maltesi, gli Inglesi; i Francesi, ed i 
Morveggiujii. 



69 

lativo porto, interessandole più il miglioramento della prò» 
pria che dell'altrui casa; mentre era molto ragionevole 
aggregarsi a Catania, per dare a quella metropoli il co- 
mando d'una piazza d'armi e d'un porto, che col soccor- 
so della ferrovia, diveniva il suo caricatoio o l'emporio com- 
merciale magnificamente difeso da qualunque aggressione. 

Doveva, anzi si deve aggregare a Catania, per propor- 
zionare il litorale delle due provincie, presentemente mol- 
to disuguale nel perimetro; per aggiungerle un territorio 
da cui nericava paglia, legna, pietra da calce e d'intaglio, 
canne, nocciolo d'olive, pesci, sale ed altro; per avere un 
litorale aggiunto, con rart scali e spiagge, dai quali tut- 
todì le piccole barche d'Augusta si caricano di generi 
diversi e mercanzie caserecce per ivi smerciarle, ed in 
fine per avere sotto la sua dipendenza il più vasto e perfetto 
porto del Mediterraneo, che può soddisfare tutte le brame 
di quei grandi negozianti. 

Allora si avrebbe in Augusta il perfetto sviluppo com- 
merciale, perchè il numero degli specolanti si accresce, il 
popolo progredisce in varie occupazioni al servizio di molti, 
e fa un slancio a divenir più florido ed opulento. Questi 
vantaggi possono ritenersi certi, quantevolte la ferrovia a 
farsi da Catania a Siracusa ha la sua fermata presso l'i- 
stmo della penisola Corso fuori Augusta: in questo caso 
anche Lentini e Carlentini entrano nelle risorse commer- 
ciali; giacché con la strada a ruota da noi progettata da 
esse comuni ad agnone, si va ad incrociare la cennata 
ferrovia a mezza corsa; nel quale incontro richiederebbe 
altra fermata per il loro comodo commerciale; moltoppiù 
che si prestano le località senza disturbar molto il diret- 
to suo andamento. 

Ma se la mentovata ferrovia troppo si allontana dal ri- 
ferito sito per immaturo studio delle località, equivalente 
a malavoglia o capriccio di chi la traccia, porterebbe po- 
sitivo danno a questa Piazza da guerra di frontiera, il 
cui porto interessa alla Nazione Italiana ed al Ramo com- 
merciale di Lentini, Carlentini e Catania non solo,, ma sib- 
bene di tutti i paesi dell' interno, anzi menzionati che vi 
hanno relazione. 

Siracusa intanto saprà perdonarci l'esternatole giudi- 
zio e può convincersi dai fatti permanenti, che nessuna 
relazione commerciale ad essa ci lega, ma che piuttosto 
c'inceppa il dipenderle; poiechè se 1 litiggi sul ramocom- 



70 

merciale si traducessero in Catania, non si astenessero 
quei mercadanti a vieppiù dilatare il commercio in favo- 
re di Augusta, mentre al contrario nel presente stato deb- 
bono sostenerli con molte spese fuori provincia. Da per 
altro nessun scambio di derrate si effettua tra le due po- 
polazioni meno delle tegole e degli onorarii dei difensori 
il dippiù sono scambii di complimenti, che poco interes- 
sano al ramo commerciale. 

Siracusa ha pure un porto dove si riconcentrano le 
derrate dei paesi del Sud della Sicilia, perciò ha separa- 
ti interessi commerciali con Augusta, a nulla ostandole se 
questa le possa o pur nò dipendere; anzi svincolandosi di 
un pensiero che non gli suffraga, si dedica moltoppiù vo- 
lentieri e senza la retrosia di poter nuocere alla sorella 
contigua ad accrescere e migliorare la propria condizione- 
Augusta restituita alla naturale sua tendenza con ag- 
gregarsi a Catania, avrà schiuso un libero e progressivo 
campo commerciale alla posizione del suo porto, e non 
può temere nelle proprie specolazioni di nuocere agli in- 
teressi della vicina sorella Siracusa, come presentemente 
si ritrova. E pure che il gran bacino del suo porto venghi 
addetto al servizio navale militare del Regno Italiano, non 
ricusa un ricovero sufficiente alla marina mercantile nel 
seno Xifonico totalmente separato dal primo. In questo ca- 
so converrebbe qualche poco approfondirlo ed ergervi un 
guardiano che possa coprire l'ingresso scoverto dalle tra- 
versie del Sud-Est sotto la protezione delle fortificazioni 
che tengono lontani gli attacchi dalla piazza. Così Augusta 
scioglierebbe libero il passo verso la floridezza ed opulenza. 

CONCLUSIONE 

Augusta adunque con un porto così ampio e perfetto 
nell'ombellico del mediterraneo di fronte agli sbocchi orien- 
tali e vicino ai meridionali, le cui giudiziose fortificazioni 
possono riordinarsi ai nuovi sistemi, e che offre i luoghi 
come potersi rendere inespugnabile con allontanare gli at- 
tacchi dall'abitato, merita tutte le premure ed i riguardi 
della nazione Italiana, oggi Potenza di primo ordine. Ani- 
mati noi di un zelo Nazionale e spinti dai nostri concittadi- 
ni, ne abbiamo esposto con lealtà e secondo i principi! 
scientifici ipreggi che la natura gì' imparli e che sepolti nel 
buio della maledizione tirannica, non vollero palesarsi; 



71 

preggi ammirati dalle primarie marine, d' Europa sin dai più 
remoti tempi dopo l'uso delle artiglierie; preggi che non 
si son contrastati, ma taciuti, forse malignamente, per non 
oscurarne gli altri porti. 

Oggi però gì' interessi d'un popolo che vede trascinare 
ad una svista irreparabile la Nazione Italiana ci astringono 
ad esporli agli emeriti suoi dotti, onde pronunziarne il loro 
severo giudizio, e dichiarare se l'Europa ha porti, che pos- 
sono raffrontarlo, e se l'arte abbia potuto fonderne alcuno 
meaiio condizionato. 

Se si passano a rassegna tutti i porti a bacino, se non 
d'Europa, almeno d'Italia, noi li troviamo soggetti nella 
parte navigabile, o agl'interramenti, o alle correnti ra- 
santi la loro bocca, od al controcolpo della risacca,, o al 
cattivo ancoraggio, o alla scarsa e pericolosa aleggiata, o 
all' angustezza dell' ingresso, o alle traversie interne: in 
somma tutti incorrono positivamente in più degli enun- 
ciati difetti, dei quali il descritto porto è immune. 

Nella parte militare poi, o non possono riparare una 
grande armata, o le loro fortezze insufficiente a difender- 
la lasciano bruciarla in massa dal nemico oppure le loro 
posizioni non permettono un sistema di fortificazioni che 
possono tenere lontani gli attacehi; in somma difettano 
dei doni che la natnra profuse a questo mirabil porto. 
Nella parte commerciale in ultimo, non si prestano 
propizii ai legni in periglio, non hanno spazio sufficiente 
a ricevere e tener separati i legni da guerra da un segui- 
to di legni mercantili da trasporto o non offrono altro 
asilo separato da non farli confondere in qualunque evento 
sinistro del che la natura generosa providde siffatto porto. 

Nella certezza del nostro trionfo non temiamo, anzi 
aneliamo che venghi, non visitato, ma studiato positiva- 
mente e paragonato agli altri da dotti e retti Marini ita- 
liani che non sciupano a diporto le finanze nazionali e 
non panino prevenuti; così solo si potrà avere un rap- 
porto di giustizia, che farà deliberare gl'integri rappre- 
sentanti a destinarlo Dipartimento Marittimo meridiona- 
le del Regno d'Italia con la corrispondente fermata della 
ferrovia e relativi stabilimenti. 

Che se Augusta siegue ad essere depressa e quasi igno- 
rata piùche nei tempi scorsi, anche nel dì incui lesi de- 
ve assegnare quel posto preminente, alenale natura la de- 
stinò. Che se continua ad aver disturbato questo posto 



72 

dagli intrighi particolari in opposizione alla giustizia, e 
senza ponderarne tutte l'esposte ragioni venghi abban- 
donata alla propria sorte,, non potrà Y Italia alcerto giusti- 
ficarsi presso le grandi Nazioni con il sopravvivere di queste 
pagine; e quando i posteri ne vedranno effettuiti i pre- 
sagi; le loro giuste imprecazioni cadranno sopra quelli 
che non seppero o non vollero ben distribuire la sorte 
di tanti popoli secondo il posto che gli destinò natura, e 
con ragione deploreranno l' epoca più pura dell' antica Roma. 
Signori senatori e Deputati.'-* Il Popolo d'Augusta nel 
bel principio dell'era sua per la posizione, magnificenza 
e perfezione del proprio porto, le cui fortificazioni pos- 
sono divenir modello della nuo*a arte Militare e gareg- 
giare con i più inespugnabili e temuti porti d' Europa. 
Questo popolo che possedeva col cessato Governo un 
ospedale militare, ed un Lazzaretto di prima classe oggi si 
Vede spogliato e destinato ad un passo retrogrado. Que- 
sto popolo si vede quasi ignorato nelle stazioni delle fer- 
rovie, mentre come luogo di porto e piazza d' armi ne ri- 
chiede la fermata. Questo popolo accerchiato da tante for- 
tificazioni osserva un pugno di truppa insufficiente a di- 
fenderne la più menoma particella. Questo popolo final 
mente che tanto sente ed ha sofferto per la causa nazio 
naie neir atto che aspira alla preminenza destinatagli dalle 
natura si vede non curato, quasicchè ignorato nelrugua 
modo dei trascorsi tempi, e destinato allo scherno degl 
intrighi. 

Se adesso non gli splende un bel mattino, 
Qual luce può sperare presso a sera? 



u^c^v^yvv 



^m^ 



73 



TAVOLA I. 



CENSIMENTO DELLA POPOLAZIONE DI AUGUSTA DAL 31 DICEMBRE 
1843 AL 31 DICEMBRE DEL 1860 



La popolazione era nel 31 Dicembre 1849 
nel 31 Dicembre 1850 
nel 31 Dicembre 1851 
nel 31 Dicembre 1852 
nel 31 Dicembre 1853 
nel 31 Dicembre 1854 
nel 31 Dicembre 1855 
nel 31 Dicembre 1856 
nel 31 Dicembre 1851 
nel 31 Dicembre 1858 
nel 31 Dicembre 1859 
nei 31 Dicembre 1860 

NOTA BENE 



N. 



10286 
10569 
10879 
11065 
11139 
11257 
10970 
11146 
11486 
11702 
11768 
11323 



Gli Elettori pel plebiscito furono 2236 
Gli Elettori politici sono 239 
Gli Elettori Comunali sono 207 

I componenti la Guardia Nazionale per I" attivo N. 472 
Idem per la riserva « 100 

Totale 572 
Neir allistamento di leva per Y anno 1840 sono 125 
Idem per Y anno 1841 sono 174 

II bilancio Comunale pel 1861 risultò di effettivo nella 
somma di lire 60356. 

TAVOLA II. 



SUPERFICIE DEL TERRITORIO DI AUGUSTA, ED IMPONIBILE CATASTALE? 

Terre colte a granaglie Ettari 5562 
« Ad erbaggi « 5562 
« Ad altri usi, come giardi- 
ni vigneti, ec. «> 795 
« Terre incolte « 2972 

Totale 14891 
N. B. 1/ imponibile catastale sì urbano,/che rusticana* 
di Augusta ammonta a lire 1548014, 90* 



74 



TAVOLA III. 



PRODUZIONI PRINCIPALI AGRICOLI EK INDUSTRIALI DEL TERRI- 
TORIO DI AUGUSTA DAL 1855 AL 1858 

Frumento Ettolitri 807974 

Fave « 2533 

Altri legumi « 1898 

Riso « 4318 

Orzo « 7101 

Vino « 124426 

Olio « 347046 

Seme di Canapa « 7200 

Mandorle « 4320 

Canapa Chilogr. 3*0000 

Lini « 440000 

Carobole « 3177200 

Alicci salati « 617720 

Sale marino « 57126240 

Solfato di Magnesia « 253896 

Pietra da Calce « 52996488 

Legna d' abrucio « 3812640 

Paglia di grano ed orzo « 15886000 

Agrumi Casse 48000 

Tegole N.° 9216000 

Giarre N.° 16000 

Quartare N. a 120000 
N. B. Non vengono compresi gl'importanti prodotti della 
pesca, delle fabbriche di reti da pesca, delle telane altre 
piccole industrie, come pure quella che ricavasi dall'a- 
gricoltura e dai prodotti naturali, come pietra da taglio, 
piante medicinali indigeni, ed altro che complessivamente 
anche danno una circolazione di effettivo numerario del 
paese. 

TAVOLA IV 

FIUMI E TORRENTI DEL TERRITORIO d' AUGUSTA 



Fiumi 



1. Il Cantala (Alabon) é lungo 1 V87 m deriva dalle fal- 
de dei monti lbblci e SÌ scarica nel porto di Augusta. 

2. Il Marcellino fMylaJ è lungo kk6ì m t deriva dalle 



75 

stesse falde, attraversa la strada a ruota d'Augusta a Si- 
tacusa sotto ponte in fabbrica e scarica nel detto porto. 

3. Il Molinello (Yaddeda) è lungo 4461 m , deriva dalle 
dette falde sotto Villasmundo, attraversa la stessa strada 
sotto ponte in fabbrica e si scarica ugualmente nel detto 
porto. 

4. Il Porcaria (Pentaggia) è lungo 4461 m , deriva dal- 
l' Exfeudo San Giuliano e si scarica nel Golfo di Catania 
accosto il Comunello di Brucola suffraganeo ad Augusta» 

5. 11 Damiano è lungo 2974" 1 ,, deriva da sotto Carlen- 
tini presso il torrente Canalicchio e si scarica nel lago 
dei Gelsari che si comunica col fiume San Leonardo. 

6. Il San Leonardo è lungo 1487 m , deriva da Lentini 
e si scarica nel Golfo di Catania. 

Torrenti 

1. La Fiumara, che deriva dalle falde dei Monti Ibblei. 

2. Il San Fratello, che deriva dallo Exfeudo San Giu- 
liano. 

3. Il Porcaria, che deriva dallo stesso. 

4. Il San Calogero nello Exfeudo titolato pure San Ca- 
logero. 

5. Il Canalicchio, che deriva da sotto Carlentini. 

6. L'Antica similmente. 

7. Il Marcaudo nello Exfeudo San Giuliano. 

8. Il San Gusmano nello Exfeudo che porta lo stesso 
nome. 

TAVOLA V. 

INTROITI FATTI DALLA FINANZA IN AUGUSTA NEL 1 855 

L' Erario nell'anno 1855 ha di soli dazi diretti ed indiretti 
percepito dalla sola Augusta quanto segue. 

Per fondiaria .... Lire 55376, 25 

Per tassa del 6 per 100 d' idem « 3359, 84 

Per macino . «. 68911, 04 

Dalla dogana . . . . « 48900, 37 

Pel Registro .... « 2334, 70 

Per Archivio .... « 687, 23 

Per carta bollata . . . . « 2324, 33 



Da Riportarsi L. 181893, 76 



i 



76 

Riporto L 
Per introiti postali ... « 

Per lotto ..... « 

Per afflitto della salina della Corte pro- 
pria dell' Erario .... « 

Per affitto deir exfeudo San Calogero « 
Per gabella di sarde e pesci . « 
Per pesca di fiumi [. . . « 
Per posto di tuoni ... « 
Per carte di passaggio , . « 

Per deposito giudiziario . . « 
Per protomedicato ... « 
Per versamento straordinario . <« 
Per salari ...... « 

E pel giornale offiiciale . . « 

Totale Lire 285844. 77. 
N. B. E tutto ciò oltre i dazi Civici che sono stati com- 
presi nel bilancio comunale notato nella N. B. della prima 
Tavola. 

TAVOLA VI 



181893, 


76 


1706, 


08 


6620, 


1* 


2600, 


12 


89775, 


05 


2319, 


32 


38, 


40 


203, 


8k 


51, 


43 


292, 


07 


73, 


69 


181, 


45 


73, 


75 


12, 


77 



ATTI HI MUTUO IN DENARO FATTI IN AUGUSTA IH TRE ANNI 

Gli atti di mutuo in denaro effettuiti in Augusta nel 
1857, 1858, e 1859, per numero d'atti e valore richiesti , 
dal Governo con Ministeriale del Dicastero delle finanze 
di Sicilia de) 12 marzo N. 2000, sono stati. 

Nel 1857, N. di atti di mutuo 185 L. 54890, 52 

Nel 1858 N. d'idem . 310 « 78328, 16 

E nel 1859 N. d' idem . 303 « 51501, 31 



Totale N. 798 
TAVOLA VII 



L. 184719, 99 



NUMERO B VALORE DI CONTRATTI E DI SENTENZE FATTE IN 
AUGUSTA NEL 1858 

Dal quadro delle diverse specie di contratti travivi e per 
ultima volontà fatto per Ministero de' Notaj di Augusta per 
l'anno 1858, richiesto con Ministeriale del Dicastero delle 
tìnauze di Sicilia del dì 24 maggio N. 3494 si rile- 



77 



va che il numero di atti di diversa natura sono 1670, ed il 
loro valore complessivo ammonta alla cifra di 

Lire L. 1289274, 05 

E dal quadro delle sentenze emanate 
da questo Giudicato nel 1858, richiesto 
con detta Ministeriale dei dì 24 mag- 
gio N. 3494, si rileva che le me* 
desime furono in N. 137, il cui valore com- 
plessivo è L. 26692, 18 



Totale L. 1315966, 23 
TAVOLA Vili. 

NAVIGLI APPRODATI NBL PORTO DI AUGUSTA DAL 1851, AL 1859. 



Di Bandiera Americana N. 1 

» Austriaca. N. 54 

» Gerosolomitana N. 2 

» Francese N. 7 

» Inglese N. 218 

» Ionia N. 7 

» Norvegiana N. 5 

» Olandese N. 1 



Rip.° N. 29(5 
Di Bandiera Ottomana N. 251 
» Pontificia N. l 
» Russa N. 2 

» Sarda N. 6 

m Semiotta N. l 
» Toscana N. 1 
» Nazionale N. 10997 



Da Riportarsi N. 295. 



Totale N. 11554 



Domentre è sotto i tipi la nostra memoria ci è perve- 
nuto il seguente costituto fatto nella Capitania del Porto 
di Augusta dal Gap. Pietro G. Gelcich il di 14 marzo del 
corrente anno pel fortunale che lo colpì nel giorno pre- 
cedente mentre si trovava sopra Capo Passero col Barco 
Austriaco chiamato Natalina di tonnellate 364 e con 12 
persone d' equipaggio. 

Signore — Ieri 13 corrente mi trovava 12 miglia dalla 
costa di Siracusa, alle 10. a. m. veleggiando con vento 
favorevole dal Nord per la volta di Capopassaro. L' aria 
era serena, V orizzonte al Guanto fosco ed il barometro 
gradatamente in discesa. Alle ore 11 fui circondato im- 
provvisamente da un immane nembo da Sirocco Levante 
con vento impetuoso, che mi obbligo terzaruolare le ga- 



78 

bie a due mani, ed avendo ingrossato sensibilmente il ma- 
re che mi faceva soggetto a molta deriva, virai di bordo 
in Greco. 

A mezzodì il vento si era già fatto fortunale con mare 
grossissimo da Levante, ove pure girò il vento il quale 
incominciò mettermi in forte pensiero, vedendo che la 
Nave era sempre più soggetta a grande deriva, che visi- 
bilmente mi spingeva verso la costa di Capo Panagia. — 
Alle 2. p. m. vedendo che il vento si fa uragano col mare 
a cavalloni grossissimi che faceva orribilmente travaglia- 
re la Nave spingendola a dismisura sottovento, ed in vi- 
sta della gravità e della infelice nostra situazione, con- 
sultai gli ufficiali e T eqnipaggio per sentire dalla loro 
esperienza un parere sul da farsi in si grave pericolosa 
circostanza, prima di lasciarci prendere dalla minacciosa 
ed orrida notte. 

Ad unanimità si deliberò di virare di bordo in Ostro fa- 
cendo poggia alla banda, e quindi fare sforzo di vele per 
sopraventare Siracusa, onde rifugiarci in quel porto per 
evitare la perdita delle sostanze e vite già messe in gravis- 
simo pericolo peli' incalzante ventaccio e mare grossissimo. 

Si pose alla mura sinistra la maestra e spiegando il Floc- 
co alla randa terzarolata colle altre vele di prima si va 
lungo là costa che si riconosce la terra al Nord di Sira- 
cusa ~ Intanto il ponte sempre è allagato pei cavalloni 
che continuamente & imbarcano e fan travagliare a dismi- 
sura la Nave. 

La sentina ci accusavate pollici di acqua che tosto si 
pose mano a pomparla, sortendo dalle pompe grano del 
carico misto all' acqua chiara. 

Alle 4. p. m. con una forte ficcata che fece immer- 
gere tutto il buon presso si squarciò il flocco, la Trinchet- 
tina, e la Randa che si dovettero chiudere.— Siamo già 
presso Siracusa e per quanti sforzi si faceano per riconoscere 
l'entrata del porto non eie possibile riconoscere nulla né 
dall' alborata e meno dal ponte, e vedendo che una rapidis- 
sima corrente dell' Ostro ci trasporta sulla costa da Tra- 
montana del porto, deliberammo di poggiare verso il por- 
to di Angusta che ci veniva meglio raccomandato dal Por- 
tolano si per 1' entrata che per V ancoraggio, nella fiducia 
di riconoscere meglio Y atterraggio. E di fatti dopo aver 
percosso da sci a otto miglia per M ° T. conoscemmo la 
torre Martello, poscia la città di Augusta ed il Capo Santa 






79 

Croce che le sta al Nord colla Torre detta Lanterna; eca- 

f)acitato della sicura mia posizione, feci poggiare verso 
a bocca del porto e montato sulf albero di Tricnhetto, 
riuscì facile la conoscenza della vera entrata posta fra i 
banchi d' Ibbla e della fortezza sul di cni angolo a Greco 
é eretta la Torre bianca con fanale che si lascia alla dritta 
entrando, i spaventevoli frangenti del mare ci additarono 
il profondo canale di entrata ed animoso presi la mia rotta. 
Con l'aiuto della Divina Provvidenza che mai abbando- 
na colui che di cuore le si raccomanda; entrai in questo 
grandioso porto di salvezza, alle 6 p, m. trovando da per 
tutto calma di mare dando fondo tutte e due le ancore più 
per precauzione che per reale bisogno sii 10 passi d'acqua 
fondo tenace, e tosto si riempì il cuore di giubilo di tutti 
ed una fervida prece sortì dai labbro di ognuno per ringra- 
ziare T Altissimo per averci accompagnato a salvo ed il pe- 
ricolo era crescente, moltoppiù perchè né io, né il mio equi- 
paggio avevamo appoggiato in questo porto; ci furono di 
guida unicamente le descrizioni del portolano del bene- 
merito Cap. A. B. Cosolich mio connazionale, il quale tanto 
lo raccomanda. 

Questo è il mio fedel rapporto. 

Pietro G. Gelcich* 

INDICE 
Parte Prima 

§ 1. Cenno Topo-idrografico . . pag. 8 

§ 2. Perfezioni del porto nella parte Navigabile » 12 
Parte Seconda 

§ 1. Riflessioni Preliminari . . » 2i 
§ 2. Descrizione delle fortificazioni d' Augusta e Si- 
racusa » 26 

§ 3. Attacco e difesa delle due piazze pel confronto 

della loro resistenza . • . » 34 

§ 4. Parallelo sulla suscettibilità delle due piazze a 

divenire inespugnabili ec. » 44 

Parte Terza 

5 1. Riflessioni preliminari .... » 50 
v 2. Topografia Geognostica del territorio . » » 
§ 3. Feracità e prodotti del territorio . » 55 
§ 4. Industria degli abitanti ... » 61 
§ 5. Relazioni Commerciali con lo interno e Io ester- 
no della Sicilia ec » 67 

Conclusione .,.....» 70 



UBKARY 

^rVE^fìVOF !LUN<m 
URBANA 



PIANTA IDROGRAFICA 

DEI» 

PORTO E PIAZZA DI AUGUSTA 







UNIVERSITY OF ILLINOIS-URBANA 



3 0112 102166482 



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